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“Effetto Sport”

di Giovanni Daniele

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Altri Sport

 

 

Emanuele Di Marino

  EMANUELE DI MARINO: UN SALERNITANO CHE SOGNA LONDRA 2012

Il 22enne corridore dei 100 e 200m racconta gli ostacoli che stanno rallentando la sue ambizioni

 

Emanuele Di Marino è un ragazzo salernitano di 22 anni, studente di Giurisprudenza presso l’Università di Napoli, grande appassionato di atletica, disciplina che pratica con tenacia e abnegazione, nonostante un handicap che gli squilibra la meccanica degli arti inferiori: “Per me l’allenamento non è un sacrificio, perchè quando hai una passione non avverti la fatica; mi alleno anche quando sono infortunato e con forti dolori. Lo sport dà questa grande opportunità e penso che vada sfruttata fino in fondo, soprattutto da chi davanti ad un handicap crede che la vita sia finita o compromessa.” 

 Le discipline in cui Emanuele si cimenta, con ottimi risultati sono la velocità 100 e 200 m, le categorie regine nella gare di atletica: Credo che Bolt sia il più forte, ma preferisco Blake per la sua simpatia e per la sua modestia; a volte Bolt eccede nello show e dedica poco tempo alla concentrazione come successo quando ha fallito la finale mondiale.”

Con molta tranquillità e cordialità ci spiega il suo handicap:“ Il 90% dei movimenti della caviglia sinistra sono per me impossibili per via di un problema alle fasce muscolari del polpaccio sinistro. Devo ringraziare i medici che mi hanno operato da piccolo se ora riesco a condurre una vita normalissima. Tuttavia solamente da tre mesi ho visto riconosciuta l’invalidità civile INPS perchè prima non avevamo fatto mai la richiesta.”
Emanuele è al centro di una grottesca e, a tratti, vergognosa situazione che gli sta precludendo la partecipazione alle Paralimpiadi di Londra 2012: “ Di solito per prendere parte ai Giochi Paralimpici bisogna sostenere una visita medico legale presso l’IPC (Federazione Internazionale degli Sport Paralimpici) che a seconda del tipo e della gravità dell’ handicap ti assegna ad una data categoria. Ho sostenuto questa visita a Cardiff, in Galles, e mi sono stati riconosciuti attraverso il rilascio di documento scritto tutti gli handicap che sapevo di avere. La cosa insolita è che mi è stato detto che fino a Londra 2012 rientrerò tra i normodotati, dove, nonostante i miei ottimi tempi, non ho possibilità di qualificarmi. Dopo il 2012 cambieranno i regolamenti esclusivamente per l’atletica ed io << molto facilmente rientrerò nella categoria T44 >> ; così mi è stato preannunciato in Galles.”

La situazione è paradossale, perchè a fronte di una diversità acclarata dai medici, Di Marino non può gareggiare per qualificarsi alle Paralimpiadi: “ I miei tempi attuali sono già sufficienti per qualificarmi alla finale dei 200m di Londra e li ho ottenuti con tanto impegno e allenamento. Sto continuando ad allenarmi come se dovessi andare in Inghilterra”.

L’unico modo per veder realizzato il sogno Olimpico sarebbe una seconda visita IPC: “ Il regolamento è stato integrato solamente il 3 Settembre 2011 e prevede la possibilità di effettuare una nuova visita solo se ci sono altri fattori medici sopraggiunti o se i classificatori ritengono necessario un riesame per rispetto dei principi di lealtà sportiva. Ci sarebbero fattori medici sopraggiunti perchè a Cardiff non mi hanno riscontrato un altro handicap emerso recentemente presso il Policlinico di Napoli, ovvero una profonda neuropatia. Sono pronto quindi a questa nuova visita anche due giorni prima delle Olimpiadi alla quale mi presenterei con un medico personale che parli l’inglese.”
Ci sono altri atleti con la stessa problematica di Emanuele: “ Si c’è il nuotatore Australiano Benoit Hout che gareggia con i diversamente abili nella apposita categoria dal 1998 ma i regolamenti cambieranno solo per l’Atletica. Io sono bloccato in questa incertezza perchè non posso gareggiare con i diversamente abili pur essendo riconosciuto come uno di essi. Eppure in teoria sarei svantaggiato rispetto a chi ha le protesi in carbonio perchè non ho lo Stiffness muscolare fondamentale nella corsa.”

L’onestà intellettuale di Emanuele si percepisce quando ci tiene a precisare che la protesi può essere un vantaggio esclusivamente a livello sportivo e non nella vita quotidiana. Ma evidentemente non tutti credono nella sua buona fede: “ La FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali) è formata sia da allenatori bravi che mi hanno aiutato tantissimo sia da tre o quattro persone che non hanno ben capito cosa voglia dire fare sport in presenza di handicap e anzichè tutelarmi pensano che io voglia fare il furbo per gareggiare dove posso vincere, nonostante ci sia l’attestazione scritta dell’IPC. Inoltre c’è la voglia di evitare l’incidente diplomatico con la Federazione Internazionale, o di alzare un polverone.”

Emanuele ringrazia gli allenatori e atleti che gli sono vicini: ”Mi sento di ringraziare gli organizzatori del Meeting Internazionale Arcobaleno di Celle Ligure a cui ho partecipato divertendomi tantissimo e Antonietta Di Martino,che mi è sempre stata molto vicino.”
La passione per l’atletica porterà presto Emanuele a spostarsi nella capitale: “ Mi alleno a Nocera e al Vestuti, ma non è il massimo. A Roma ho contatti con il disponibilissimo dirigente del CPO di Formia ma potrei anche valutare la Farnesina e l’ Acqua Acetosa. Farò di tutto per andare a Londra, se non dovesse essere possibile, l’appuntamento successivo sarebbero i Mondiali del 2013 a Mosca.”
Ma la parola arrendersi non fa parte del vocabolario di Emanuele, e il nostro augurio è di abbattere quelle barriere burocratiche che gli impediscono di gareggiare quando nemmeno le barriere fisiche sono riuscite a farlo.

 

 

Andrea Montermini

  ANDREA MONTERMINI PARTECIPA AL RICORDO DI MARCO SIMONCELLI SU EFFETTO SPORT  

Il pilota spiega che davanti a simili fatalità la tecnologia e la sicurezza non possono nulla

di Giovanni Daniele, 25/10/2011 

 

Effetto Sport apre un’importante finestra sul mondo dei motori all’indomani dell’immane tragedia che ha colpito il motociclista Marco Simoncelli, scomparso durante la gara di Moto GP in Malesia. Lo fa raggiungendo a telefono Andrea Montermini, pilota professionista ed ex collaudatore Ferrari degli anni ’80 e ’90.
La prima considerazione è sull’atmosfera che vive il mondo dei motori per il tragico destino a cui è andato incontro un ragazzo di 24 anni: “Tira una brutta aria, siamo tutti molto sconsolati. La sensazione è di totale impotenza perchè in questi casi non si può far nulla se non fermarsi a piangere un ragazzo scomparso e poi guardare avanti. Ma ci vuole tanta forza.”
Non ci sono colpevoli per Montermini, nè si poteva fare qualcosa di più: “E’ stata una terribile fatalità; in questi casi la tecnologia non può nulla e tutte le misure di sicurezza erano state prese alla lettera. Non c’è possibilità di prevedere certi eventi, anche perchè non gli è arrivata una sola moto addosso, ma ben due e una era guidata dal suo migliore amico. E’ la stessa casualità che portò alla morte di Farina e Pasolini nel ’73.”
Ricordando altre due vite troppo presto spezzate, Montermini precisa: “sono passati tanti anni, la tecnologia ha fatto passi da gigante per garantire la sicurezza di chi corre, ma contro queste fatalità non si può nulla. Quando sei al posto sbagliato al momento sbagliato c’è poco da fare”.
Gli viene chiesto che ruolo possa aver avuto l’elettronica nell’impatto, visto che ha favorito la curva all’interno anzichè una banale scivolata verso l’esterno: “No, non c’entra nulla perchè Marco, come tanti altri piloti, è uno che non si arrende mai. Come si dice in gergo ha cercato di tenere su la moto fino alla fine. Non si può imputare nulla all’elettronica, nè al pilota, nè agli altri due che gli sono saliti sopra. Perchè non va dimenticato che ora è un momento difficile anche per Edwards e Rossi, oltre per i familiari e gli amici di Marco.”
Il mondo dei motori però per Montermini non perde di credibilità quando accadono eventi luttuosi: “No, la perde solo nella testa di chi ha pregiudizi ed era contro alcune discipline a priori. Basta vedere la passione di chi pratica certi sport che sono pericolosi per definizione, per capire che questo per molti è un motivo di vita. Al punto tale che a volte qualcuno ce la rimette per davvero. E poi in questo momento lo sport, motori compresi, portano avanti valori che nessun altro settore può permettersi di vantare”.
Il pilota è stato recentemente a Salerno per favorire la diffusione della prevenzione a proposito della sicurezza sulle strade: “I giovani delle vostre parti sono molto preparati, è stato un piacere lavorare con loro. Sono troppo intelligenti per avere un pericolosissimo spirito di emulazione col mondo della tv e non capire che nelle gare c’è molta più sicurezza rispetto alla strada”.
In chiusura un augurio per la sua carriera che domenica vivrà una tappa decisiva: “A Barcellona ci giochiamo il Campionato Internazionale GP Open con la Ferrari 458 GT che guido. E’ l’ultima gara e ci arrivo con un solo punto di vantaggio. Faremo il massimo per vincere e regalare a tutta la scuderia, agli uomini dei box, ai meccanici e alla tifoseria un successo fortissimamente voluto”.
 
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