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Editoriale e articoli del direttore Giovanni Daniele
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Il Direttore Responsabile, Giovanni Daniele
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SALERNITANA, L'ANNO ORRIBILE CONTINUA. TRA VOCI CHE SI RINCORRONO...DI CERTO C'E' SOLO LA RETROCESSIONE
Ad Empoli la parola "fine" al peggior campinato nella storia del calcio a Salerno. La città piange uomini legati a doppio filo alla Salernitana come Amaturo e Rinaldi, mentre tra Lombardi e Bacco va in scena il più classico di tira-molla
di Giovanni Daniele, 14/4/2010
Se son rose fioriranno, intanto a corredo del granata vi sono solo crisantemi. Da quelli reali, che segnano la perdita di persone care alla cittadinanza come Gigi Amaturo e Carmine Rinaldi, leader nei rispettivi settori, che tanto hanno contribuito con la penna (l’uno) e con la voce (l’altro) a esaltare le gesta della squadra e del tifo salernitano, a quelli sportivi, con una retrocessione scritta e firmata a sette giornate dalla fine, roba de guinness.
In mezzo, ma anche prima, durante e (purtroppo) dopo, il pour-parler legato alle vicende societarie, a un Lombardi che non si capisce se abbia davvero voglia di lasciare o invece voglia raddoppiare, a un Bacco che continua a dichiararsi fiducioso di rilevare la Salernitana (laddove anche i suoi più stretti partner nicchiano), a un Sarno che qualcuno forse troppo frettolosamente ha accusato di cercare pubblicità politica (e invece allo stato dell’arte è risultato l’unico a metterci la faccia in prima persona e a scoprire le carte, quantomeno dell’entourage tecnico che avrebbe voluto riportare in auge la Salernitana).
Salerno è stanca, ferita, delusa e demotivata. Stanca di sentir parlare di “progetti” mai concretamente neppure abbozzati; ferita nel vedere che dopo 90 anni di intense tribolazioni c’è il rischio concreto di precipitare senza neppure il paracadute; delusa da colui al quale la tifoseria aveva affidato le chiavi della propria passione e da coloro che alla parola “comprare” affiancano un “vorrei ma…”; demotivata dall’andazzo di un campionato mortificante, capace di produrre poche decine di spettatori paganti contro la Reggina.
Punto e a capo? Magari. Si fosse toccato il fondo con largo anticipo, per poi risalire, la discesa agli inferi avrebbe saputo tanto di purificazione, di espiazione di peccati mai commessi ma comunque saldati. Invece no. Oggi è nera, c’è il buio, domani potrebbe andare ancora peggio, spettri di cinque anni fa potrebbero riaffacciarsi prepotentemente, la parola “fallimento” rischia di essere di nuovo associata al bilancio societario e non solo al dato tecnico, un bollino infamante sul calcio cittadino.
Il cuore granata, quello continua a battere, seppure in maniera flebile. Del resto, nessuna traccia. E quando i nuovi-vecchi acquirenti, come nel caso della Meleam, dopo due mesi di conferme o smentite, annunciano di voler incontrare il sindaco…beh allora è troppo facile dire che è un film già visto, che Bacco vuole sondare il “favor” delle istituzioni come Loambardi aveva già fatto, salvo sentirsi tacciare di scarso attaccamento ai colori.
Fatto così, il calcio non ci piace più. Anni di esperienza ci inducono a ritenere che ciò che non si conclude subito rischia di non concludersi più, che tanti giri di parole servono solo ad addolcire amare verità.
Basta aspettare, certo, ma chi ne ha più la forza?
SALERNITANA ... 6 davvero in C
A Cittadella la 18.ma sconfitta stagionale...una bazzecola rispetto all'onta della penalizzazione che scrive la fine del campionato con 2 mesi di anticipo, e macchia la storia granata
di Giovanni Daniele, 6/3/2010
Fine delle trasmissioni, inizio dei processi. Il venerdì-nero della novantennale storia granata tocca il suo apice intorno alle 20.30 del 19 marzo, mentre la squadra (o ciò che ne resta, dopo l'ennesima farsa dell'esonero del "tecnico in seconda" Gianluca Grassadonia) è impegnata a perdere per la diciottesima volta in stagione sul campo del Cittadella, la Corte Federale di Giustizia Sportiva (per meglio intenderci, l'ultimo grado di giudizio calcistico, appellabile in seguito solo dinanzi a Tribunale dello Sport e Tar del Lazio) emette il proprio verdetto relativo al match del 20 aprile 2008, Potenza Salernitana 0-1, il match che virtualmente sancì la promozione granata tra i cadetti.
Ciò che sembrava essere una boutade, ossia la riapertura del procedimento sportivo in seguito alle nuove rilevanze penali assunte dall'ampia inchiesta sulla compravendita di partite coordinata dalla DDA di Potenza, si rivela, invece, un'accusa in grado di penalizzare (seppure con diverso metro di giudizio) due squadre e due città: Salerno e Potenza.
Ai granata vengono inflitti 6 punti di penalizzazione da scontare immediatamente; qualcuno parla, giustamente, di punizione-farsa, visto che sottoscrive una retrocessione già bella e incanalata. Ai lucani, viene comminata l'immediata esclusione dal campionato di appartenenza, la Lega Pro 1a Divisione girone B, e anche lì si è tentati di parlare di farsa, visto che, di qui alla fine, le restanti 7 partite di quel girone vedranno una squadra riposare, ma nel contempo guadagnare comodamente 3 punti a tavolino. Insomma, torneo ampiamente falsato.
Questi i fatti, che segnano la fine delle trasmissioni e dei residui (?) vagiti di una Salernitana solo nella teoria, ma mai nella pratica, protesa a rincorrere la salvezza. Ma, nel contempo, iniziano i processi, i ragionamenti, i dubbi legati alla gestione quinquennale di Antonio Lombardi e al futuro del calcio a Salerno.
Se infatti, in coda a un'annata sportiva peggio che fallimentare, ci si appigliava alla vittoria del torneo 2007-08 per pareggiare, quantomeno, il conto di Lombardi con la Salerno-sportiva, oggi, se venisse confermata la penalizzazione anche dai successivi ricorsi, di Lombardi ci si ricorderebbe per il primo e unico presidente capace di macchiare in maniera così infamante la passione dei supportersi del capoluogo, della provincia, dei salernitani sparsi per l'Italia.
E poco conta che la Salernitana venga afflitta e condannata "per non aver saputo insinuare, in sede difensiva, un ragionevole dubbio che fosse stata lei ad acquistare la partita di Potenza". La giustizia ha le sue regole, spesso contorte, la società ne ha altre, più pragmatiche.
Aliberti era fallito, con l'attenuante di aver fatto rivedere la serie A dopo mezzo secolo. Lombardi ha spesso fallito, senza più lo straccio di attenuante di aver ragigunto l'obiettivo nel 2008.
Ai giudici e al tempo...la prossima sentenza
SALERNITANA, DOPO LA SCONFITTA DI ASCOLI E' ORMAI TEMPO DI FUTURO. MA LOMBARDI TRATTA DAVVERO PER CEDERE?
Ad Ascoli l'ennesima amarezza della stagione, mentre Lombardi viene immortalato a cena con eventuali acquirenti...ma tutti si affrettano a smentire
di Giovanni Daniele, 6/3/2010
Sembrava essere più di una semplice voce l’interessamento dell’azienda Meleam per rilevare la quota di maggioranza della Salernitana Calcio da Antonio Lombardi...e invece tutto sembra essere stato ricondotto a un semplice pour-parler, a un sondare ed ipotizzare l'eventuale subentro societario nella Salernitana, ma nulla di più.
Il Presidente della Salernitana ha cenato, infatti, in un ristorante cilentano con i rappresentanti della suddetta società Meleam Puglia, azienda che si occupa di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, nonché di medicina dello sport: ma la notizia della cena, avvenuta a inizio febbraio e divulgata in primis dalla testata “granatissimi.com” (confermata, peraltro, da scatti fotografici a corredo), ha indotto, nemmeno 48 ore dopo la divulgazione, il rappresentante della Meleam a gettare acqua sul fuoco, tarpando sul nascere entusiasmi di una piazza che da un lato auspicherebbe un cambio di rotta, dall'altro però richiede acquirenti concreti, decisi, soprattutto solvibili.
La Meleam, da questo punto di vista, non gode di buona fama, e di recente è venuta agli onori della cronaca calcistica per aver trattato, in maniera vera o presunta, lascalata al Bari, al Foggia, al Bologna.Cosa che, adesso, sembra riproporsi nei confronti della Salernitana.
Insomma per il momento non c'è null'altro da segnalare se non l'incontro, durante il quale, come confermato, si sarebbe parlato "anche" della Salernitana. Quel che è certo, invece, è che si sarà mangiato del buon pesce, giacchè a mò di gambero, dopo un passo in avanti la Meleam ne ha fatti due indietro...
PAZZA SALERNITANA, SI RISVEGLIA UN ATTIMO DOPO LA FINE...E TROVA IL MODULO GIUSTO "AD ABETE", QUANDO ORAMAI SI AVVICINA PASQUA
ATorino successo di grande prestigio ma probabilmente inutile: per salvarsi occorre più della metà dei 48 punti ancora a disposizione, anche se oggi la squadra gioca bene ed è alla pari con chiunque
di Giovanni Daniele, 23/2/2010
Il colpaccio della Salernitana inflitto a domicilio ai granata del Nord, quelli del Torino, produce la prima vittoria esterna stagionale e il rimpianto, terribile, di non essere “resuscitati” quando forse ci poteva essere ancora un barlume di speranza.
La vittoria per 3-2 allo stadio “Olimpico”, frutto della estrema dignità con la quale gli uomini di Grassadonia non intendono rassegnarsi all’epilogo del torneo, è arrivata in coda all’ennesima buona prestazione, condita, stavolta, da un cambio di modulo che ha visto Grassadonia predisporre “l’abete”, ossia Cozza e Merino alla spalle di un unico, micidiale, attaccante: quel Dionisi arrivato a Gennaioe subito in grado, in 5 partite, di porsi come capocannoniere della squadra.
Il giovane rietino, però, pur facendosi preferire senza dubbio agli sterili compagni di reparto, non può essere identificato come l’unico salvatore della patria. Le qualità sono indubbie, ma la giovane età lo espongono ad alcuni, fisiologici, cali di rendimento, di cui questa Salernitana (alla quale, a tutt’oggi, per salvarsi, non basterebbe fare la metà dei 48 punti ancora a disposizione) non può soffrire.
Per salvarsi, al di là della enorme sfortuna e delle avversità subite (leggi torti arbitrali), ci sarebbe voluta una Salernitana perfetta dal 5 Gennaio in avanti.
Così non è stato, la società ci ha messo del suo non operando in maniera appropriata e tempestiva, e se Dionisi può considerarsi un ottimo acquisto (a proposito, vedremo come si muoverà la Salernitana per eventualmente esercitare il diritto di riscatto del prestito, che il Livorno le ha concesso), lo stesso non può dirsi di Balestri e Capone, per tacere della necessità, trascurata, di stravolgere il reparto offensivo con almeno un altro acquisto (di esperienza) e di consentire a Montervino e Soligo di poter usufruire, almeno, di un sostituto.
Dunque più probabile che il Torino, sottovalutando una squadra etichettata dall’opinione pubblica come la cenerentola del campionato, abbia preso sottogamba il match, consentendo a una Salernitana ancora “sul pezzo” di ottenere una vittoria che sa tanto di “canto del cigno”.
Vedremo cosa accadrà a partire dal prossimo match con il Piacenza, squadra in salute e reduce da un momento positivo. Gettare il cuore oltre l’ostacolo, oggi, non basta più. I numeri dicono che nessun avversario è imbattibile, ma, nel contempo, che se la Salernitana vuole puntare almeno al play-out, ci deve essere qualcun’altra che si addormenta letargica, e in tal senso le “strisce” di Mantova, Piacenza, Ascoli, Albinoleffe e Crotone non fanno ben sperare.
La vittoria di Torino ha detto che la Salernitana è pronta a chiudere la stagione con dignità, per sapere se potrà ancora sperare dovrà vincere ancora a cominciare da sabato prossimo, ragionare di una rimonta miracolosa, oggi, è ancora prematuro.
SALERNITANA, UN 2009 PIU' AGRO CHE DOLCE, ASPETTANDO UN 2010 DI LIVELLO...MONDIALE
Il gol di Merino da centrocampo l'effigie di un anno che ha portato tanta amarezza: la salvezza di maggio sprecata a luglio, l'ultimo posto in classifica, lo spettro del calcio-scommesse
di Giovanni Daniele, 31/12/2009
La foto fiera di Soligo, l'esultanza di Merino, lo "sciagurato" Castori, la "sfinge" di Mutti, il "baffo" di Brini, la "linea" di Cari, la "tenerezza" di Grassadonia, le mani in viso di Lombardi e il barcamenarsi di Salerno e Lo Schiavo...tutto in un anno che sembrano due, tre, tante cose son successe e tanti eventi si sono accavallati.
Un 2009 che ha confermato la tendenza masochista della Salernitana: farasi male, sempre più male, salvarsi all'ultimo tuffo e non saper programmare un campionato tranquillo, sperperare la passione di una città e provincia che oggi, come mai, tende alla disaffezione nei confronti della propria squadra del cuore.
Mutti aveva cominciato per poco, Castori aveva proseguito depauperando un patrimonio tattico che, ai più, sembrava incomprensibile come non riuscisse ad essere sfruttato. Merino su tutti, il rebus. Sciolto da Brini, al suo ritorno dopo il benservito, il peruviano in campo con l'Albinoleffe, magie, mirabilie, gol da centrocampo.
Tutto facile, o quasi, grazie al 4-2-4 e al calendario benevolo: Scarpa-Ganci-Iunco-Di Napoli i firmatari della salvezza di maggio, ma a luglio di loro non c'è più traccia...bontà di Lombardi ed Acri. Parola grossa la "programmazione", si riparte da Cozza (lui giovane, Di Napoli vecchio...eppure copetanei) e da Merino che, sfortuna nera, si rompe in ritiro.
Il campionato comincia troppo presto, la Salernitana non è attrezzata. Troppo teneri i vari Caputo, Statella, Soddimo, Machado, Bastrini. Brini saluta ad ottobre, dirà che, se avesse potuto, si sarebbe dimesso prima dell'inizio...Cari prende Acri, cos'è un anagramma? No, semplicemente la scelta meno costosa, Lombardi, di questo, ne saprà pur qualcosa, no?
Poi il Presidente realizza che sta perdendo la categoria, chiama Salerno, non la città, ma l'esperto DS, al capezzale di una truppa al disarmo. Due settimane per realizzare che Grassadonia avrebbe fatto meno danni e, nel contempo, anche se nessuno vuol dirlo, che forse è il giovane tecnico della primavera l'uomo giusto per gettare le basi di una retrocessione, visto che per salvarsi ci vorrebbe d'ora in poi un rendimento "mondiale", con sei mesi di anticipo rispetto a quanto accadrà in Sudafrica.
Il 2010 risponderà...nel frattempo un anno così la Salernitana lo lascia indietro volentieri, ma farsi male è un'abitudine consolidata, il peggio, forse, deve ancora venire, e soffia forte col vento dello scandalo-scommesse: Potenza, 20 aprile 2008, chi c'era ricorderà i festeggiamenti, chi non c'era potrebbe ricordarla, a breve, per una punizione esemplare.
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