 |
|
Rubriche
|
|
|
 |
|
L'Editoriale di Giovanni Daniele
|

L'EDITORIALE DI GIOVANNI DANIELE
GIACINTI EXPRESS, CAPUTO E MOUNARD OK
Difesa rocciosa, Gustavo decisivo
Vittoria con giallo regolamentare quella del Salerno Calcio contro il Sora di Castiello e piacevole ritorno ai 6 punti in 2 gare di fila che mancavano dall’accoppiata 12ª - 13ª giornata. Un successo ottenuto con una bella manovra corale che ha liberato al tiro vincente Gustavo, che si è ripetuto dopo il match point di Selargius. Miglioramenti sul piano della circolazione palla e sulla cattiveria agonistica ci sono stati, anche se il primo tempo ha regalato lunghi sbadigli soprattutto per colpa di un Sora guardingo e chiuso a riccio che ha addormentato i ritmi. Al Salerno il merito di aver scardinato la miglior difesa della quinta serie, sbloccando uno 0-0 che è stato obiettivo di partenza del laziali, anche nelle dichiarazioni del proprio tecnico a fine partita. Buona partita per Gustavo, i cui piedi buoni hanno favorito un frequente dialogo rasoterra tra le tre punte. Di Gustavo piace la mobilità e la corsa, mentre non scopriamo oggi la sua capacità di dare del tu al pallone; freddo e lucido in occasione del gol, si è adeguato alla meno peggio sui cross alti che inspiegabilmente fioccavano proprio oggi che De Cesare e Biancolino erano squalificati e Polani in panchina. Può essere che il gol di Selargius (forse perchè il primo in Italia) ha illuso tutti che il brasiliano avesse doti aeree su cui nutriamo qualche dubbio. Sospiro di sollievo nel saper che si tratta solo di crampi per lui, uscito anzitempo. Risolutore. Caputo si è trovato a suo agio tra le linee del Sora e ha cercato dialoghi di pregevole fattura con i compagni non riusciti non per colpa sua. Abbiamo avuto l’impressione che siano queste le caratteristiche da valorizzare del numero 10: l’assist basso per le punte, a ripetizione, come un caricatore di munizioni. E vogliamo sperare che i battibecchi con Mounard siano parte di un desiderio di miglioramento e non frutto di incomprensioni e ostilità. Il francese da par suo, è andato assai più vicino al gol dei compagni di reparto pur essendo quello che agiva più lontano dalla porta. E’ stato il palo a dire di no al suo tiro sporcato da un difensore, mentre le sue finte continuano a disorientare le difese avversarie con costante puntualità. Manca però sempre la conclusione decisiva dopo il dribbling e anche se oggi il buon David ha iniziato a mostrare noie muscolari molto prima del cambio. Si spera che non sia l’ennesima vittima di problemi forse legati al sintetico su cui si allena la squadra in settimana. Da valutare l’entità del suo stop. Giacinti è stato ancora una volta uno dei migliori, un’icona del calciatore modello che piace a Perrone ma che (purtroppo) si presta ad eroe nascosto con poco spazio per la gloria. Sante si è spostato dal centro-sinistra al centro-destra con la disinvoltura di un politico italiano voltabandiera, guadagnandone in puntualità e pericolosità. Avrebbe meritato il gol anche per tutti i chilometri che percorre ogni domenica e per il sudore che nella sua maglietta abbonda quotidianamente. Per un commento al Giacinti uomo spogliatoio vi rimandiamo all’intervista di Perrone. Bene anche Montervino, furbo a beffare sbarbati colleghi con la sua esperienza e la sua dinamicità. Non ha mai sbagliato una copertura e si è concesso la classica scorribanda che infiamma l’Arechi e spacca in due le difese; peccato che da quell’azione sia nato solo un palo, ma con lui a centrocampo, la squadra soffre di meno. Più forte dell’influenza, arcigno.
Sbaccanti ha mostrato piccoli segnali di miglioramento, perfezionati dalla sua intervista in cui candidamente ammette di non essere un regista. Leggere: “moderare le critiche sull’educazione dei miei lanci perchè in dodici anni di carriera ho fatto tutt’altro”. Ed in effetti come incontrista il numero 6 oggi non è dispiaciuto, recuperando alcuni palloni preziosi con una discreta puntualità. In un centrocampo a tre però saper condurre entrambe le fasi diventa decisivo e se proprio non si vuole pretendere il lancio millimetrico, bisogna saper cambiare marcia con palloni precisi ai compagni più defilati. Calori ha migliorato le ultime prestazioni in fase offensiva, mentre sulla sua fascia nel primo tempo si è fatto di frequente scappare Parasmo, il più pericoloso dei bianconeri. Precisi i suoi cross per Gustavo, da riproporre con la stessa frequenza quando torneranno le punte in campo. Chirieletti si è visto poco, ma non è andato male. Con il sorano Cardillo la sfida si è conclusa 0-0 ed i due si sono annullati a vicenda. L’importante in questi casi è contenere; con Mounard sulla stessa catena, la fase di sovrapposizione può attendere. Coppia centrale poco sollecitata, anche se sorpresa in occasione del colpo di testa di Parasmo, che ha bruciato Puglisi proprio come fece Angelilli del Marino. Giubilato ed il giovane ex Vicenza hanno tuttavia impedito di sfondare per vie centrali e la sufficienza è piena anche se al cospetto c’era il peggior attacco del girone. Bene Sestito, chiamato in causa soprattutto per cross e traversoni alti. Grossi interventi non ne ha fatti (a differenza del collega De Robertis) anche se Castiello sostiene l’esatto contrario. Sfortunato e decisivo nel contrasto con Fankà che gli ha procurato una ferita lacero-contusa curata in ospedale con 13 punti di sutura. Per fortuna la TAC ha escluso altre complicazioni, mentre per quelle regolamentari sarà costretto a farsele raccontare dai compagni. Lucido anche Iannarilli che ha risposto presente sui cross giunti in area nei minuti di recupero. Molto mobile anche Piciollo che ha tenuto i palloni lontani dalla metà campo con freschezza atletica e testa alta, mentre Polani è entrato per fare reparto da solo con la squadra in inferiorità numerica. Voto 7 a Danilo Pagni e all’idea del cambio Caputo-Iannarilli che ha evitato l’infrazione del regolamento. Competenza che porta punti in classifica come se si trattasse di un gol allo scadere.
DIFESA IN AFFANNO, CAPUTO E MOUNARD IN RIPRESA
Chiavaro condizionato, bene Gustavo
Un Salerno versione girone d’andata ha ottenuto i tre punti con un guizzo avulso da quanto mostrato a livello corale e se nelle ultime domeniche lanciare il pallone avanti non ha prodotto granché, quest’oggi la buona sorte ha strizzato l’occhiolino a Gustavo che ha siglato il primo gol stagionale, che vale tanto oro quanto pesa (pari al minuto in cui è stato realizzato). Ma la domanda è d’obbligo: potrà andare sempre così? Ai posteri l’ardua sentenza. Cominciamo dal brasiliano: oltre al gol c’è tanto altro, movimenti, assist, quel venirsi a prendere palloni dalla difesa e con triangoli tanto rapidi quanto elementari far avanzare manovra e uomini e correre a vuoto gli altri, per una volta. Certo la sua mezz’ora è stata tutto meno che spettacolare, ma nella monotonia di passaggi sempre uguali e spesso imprecisi è stato un lampo di luce nel buio del centrocampo ospite. Sbaccanti invece ha confermato la prestazione di Sora, facendo aumentare i sospetti che sia questa la sua maniera di interpretare un ruolo che solo Montervino finora ha ricoperto con un certo dinamismo. Il numero 6 quest’oggi non ha mostrato la velocità né la lucidità necessarie a far cambiare marcia alla squadra in fase di costruzione. Il primo tempo è stato assai negativo, in entrambe le fasi con lievi miglioramenti nella ripresa. Se qualche pallone l’ha rubato, preferiamo sorvolare sulla precisione di diversi lanci e passaggi in avanti e sperare che sia stato il vento a cambiare di qualche metro il punto di atterraggio, che finiva sempre con l’essere sui piedi dei difensori avversari. Meglio in fase di interdizione quindi, anche se commette il fallo (ma lo è per davvero) da rigore su Caboni che l’arbitro imputa a Giubilato. La critica più severa lo ha già bocciato, noi attendiamo una prova d’appello e d’orgoglio perchè oggi va inserito di diritto tra i peggiori, ma il suo contributo alla causa blugranata può e deve essere maggiore. Poche cose da salvare anche dalla partita dei fantasisti Caputo e Mounard. Il primo ha riabilitato con il gol la solita prestazione imprecisa e sbiadita di questo inverno. I piedi buoni ci sono e proprio per questo Caputo si espone alle critiche quando non li fa funzionare correttamente. Il suo gol arriva in un momento chiave, e non andiamo per il sottile se aveva cercato la conclusione con l’altro piede. Quello che preoccupa è lo scarso apporto alla costruzione dell’azione in posizione più lontana della porta, perchè oggi Gustavo ha dimostrato che con la qualità dei piedi si può aiutare il centrocampo monotematico di Perrone. Fortunato anche sull’assist a Biancolino perchè nove volte su dieci punizioni battute in quel modo non portano da nessuna parte.
Mounard ha ritrovato un feeling con il dribbling che aveva estasiato l’Arechi di inizio campionato. L’uomo è saltato con facilità e leggiadria, ma i problemi iniziano nello step successivo: il tiro o il passaggio decisivo non godono della stessa precisione e resta da capire dove finiscano i problemi atletici e inizino quelli psicologici. Ingiusto il giallo per simulazione, meraviglioso il pallonetto sventato sulla linea prima del gol di Gustavo.
Biancolino è apparso isolato per gli stessi motivi che hanno caratterizzato la partita di Polani a Sora: in avanti arrivano pochi palloni giocabili e c’è da correre per inseguire quelle pallacce che vengono lanciate. Sulla punizione sporca di Caputo il pitone risponde presente; mentre ci dovrebbe spiegare perchè non ha fatto tesoro della lezione di De Cesare a Guidonia, beccandosi un rosso che crea ulteriori grattacapi nelle prossime giornate. Giacinti fa quel lavoro oscuro di cui te ne accorgi quando non c’è (vedi Sora); una corsa infinita e chilometri macinati spesso a vuoto. Quando si riuscirà ad ottimizzare la sua utilità in mezzo al campo, disciplinando il suo impiego, il Salerno avrà trovato un giocatore dalla immensa valenza tattica. Un pò al di sotto dei suoi standard Lanni, forse stanco dall’impegno con la Nazionale di Serie D. Il numero 8 ha sofferto i ritmi bassi e lo scarso feeling con Sbaccanti, andando in inferiorità contro la catena di sinistra del Selargius (Porru, Garau). Se ne è accorto anche Perrone, ma stentiamo ad individuare un altro che avrebbe potuto lasciare spazio a Gustavo. Sacrificato. Difesa da rivedere, a tutti i livelli. Giubilato ha sbagliato i movimenti sul gol di Caboni ed in generale ha sofferto gli attacchi palla a terra dei sardi; l’altezza lo rende specialista delle palle alte ma oggi ne sono passate ben poche. Incolpevole sul rigore procurato da Sbaccanti, si becca un giallo non suo che metterebbe nervosismo a chiunque. Chiavaro non era al meglio e si è visto benissimo; Perrone era restio a schierarlo dal primo minuto e il centrale siciliano non poteva intervenire con la sua classica sicurezza per paura di pericolose ricadute. Soffre Caboni e la velocità dell’attacco selargino; da veterano il giallo speso su ripartenza avversaria in superiorità, peccato che fosse in diffida e salterà la sfida al Sora. Ancora sottotono Calori, che non ha quasi mai superato la metà campo ed in fase difensiva ha contribuito poco; saltato da Caboni in occasione del rigore, si vede la voglia di fare e cancellare la gara col Marino, ma spesso fa confusione e sconta un deficit di velocità contro gli esterni under che puntualmente si trova davanti.Puglisi a sinistra è stato un esperimento sulla cui riuscita ci permettiamo di sollevare qualche dubbio: senza nulla togliere alle grandi qualità dell’ex Vicenza che sta giocando un gran bel campionato, siamo sicuri che era il caso di rischiarlo a sinistra in una posizione inedita proprio in una partita così delicata? Per Avagliano si è trattata di un’ennesima ed ingiusta bocciatura che non condividiamo, anche perchè Mancosu è spesso arrivato sul fondo e ha trovato la via del cross. Discorso che resta aperto in attesa del rientro di Chirieletti. Chiudiamo con uno dei migliori in campo: Sestito ha tenuto aperto la partita con almeno due parate di altissimo profilo. Il numero uno ha sventato tentativi assai pericolosi del Selargius sul 2-1 e se i sardi avessero fatto il terzo gol, non sappiamo ora che partita avremmo commentato. Un bravo particolare a Gianraffaele, pronto ad essere messo in croce al primo errore.
Un 8 invece va al gruppo che si è manifestato nell’esultanza post gara: il pericolo sventato e le modalità con cui sono arrivati i tre punti hanno ulteriormente cementato la bontà di uno spogliatoio che non ha mai dato problemi di nessun genere.
SUFFICIENZA MERCE RARA, GIORNATA NO PER L'ATTACCO
Caputo e Mounard nulli, Calori fa disastri
Il risveglio dall’illusione di aver già messo le mani su questo campionato avviene nella sfida diretta con la seconda in classifica Marino che rosicchia 5 punti nelle prime 2 giornate del 2012. Non è stata la peggiore prestazione collettiva stagionale perché il Salerno ha riproposto il suo classico modo di giocare. Il che è preoccupante. La differenza piuttosto sta nel fatto che questa volta al cospetto c’era una squadra vera e non una debole compagine di quinta serie. Il Salerno può dirsi anche fortunato a non aver imbarcato più reti, che, alla luce delle occasioni, il Marino avrebbe meritato. Sempre secondi sul pallone, mai veramente pericolosi, tiri in porta un paio. Non si salva quasi nessuno, in primis partiamo da chi doveva essere un valore aggiunto, ma lo sta diventando per gli avversari: Caputo ha fornito ancora una volta una prestazione insufficiente da tutti i punti di vista. Molti allenatori gli avrebbero concesso qualche turno di pausa, qui continua ad avere carta bianca e a presentarsi su tutti i calci piazzati con irritante continuità e con risultati devastanti. Gli assist che ad inizio stagione non faceva mai mancare diventano sempre di più merce rara, i palloni persi al contrario aumentano e il suo apporto offensivo si avvicina allo zero. Oggi Caputo aveva un gemello in campo: Mounard è tornato il fantasma di sé stesso formato trasferta che ha caratterizzato il girone di andata. Solo qualche dribbling in più di Caputo all’attivo, ma i due sono accomunati dalla stessa incapacità di incidere sulla gara. Sul francese la difesa laziale è andata giù duro e senza i nervi saldi David avrebbe potuto reagire male; non lo ha fatto ma sul piano tecnico oggi ha perso contro la difesa di De Angelis.
Polani si attirerà pure le critiche di mezza città che fa pendere su di lui pesanti pregiudizi, ma almeno si è battuto con grinta e foga. Uno dei pochi ad averci messo cattiveria. Occasioni da gol non ne ha avute per la scarsa vena dei suoi colleghi, ma anche Biancolino o De Cesare al suo posto avrebbero toccato lo stesso numero di palloni. Da recuperare psicologicamente, perché uno come lui può tornare utile. Sbaccanti era al debutto, ma non ha affatto impressionato. L’idea che stampa e tifoseria si fa dei nuovi arrivi è spesso migliore di quanto poi non riveli la realtà; ma se questo è il giocatore che Perrone ha preferito a De Martino delle due l’una: o questo di Sora non è il vero Sbaccanti (vogliamo sperare) o Perrone ha preso un abbaglio. Per nulla un fulmine di guerra, il suo compitino è sembrato striminzito e scontato, da rivedere e alla svelta perchè in quella zona si devono vincere le partite. Lanni non si è salvato dal tracollo del centrocampo salernitano. Orfano di Giacinti e Proia, è andato come Sbaccanti in inferiorità contro i 4-5 uomini del Marino. Il suo correre è stato a vuoto e per i suoi piedi sono passati pochissimi palloni.
Male Calori, puntato e saltato dai centometristi marinesi; Congiu, Fanasca e Angelilli andavano al cross che era un piacere da quella parte e purtroppo la carta d’identità si è fatta sentire col passare dei minuti. Responsabilità anche in occasione del gol in cui manca la diagonale e si fa aggirare da Angelilli. Nella ripresa tutte le azioni da gol per il raddoppio provenivano da lì. Il naufragio si è concluso con la sostituzione, ma contro esterni giovani il copione non dovrà ripetersi.
Dall’altro lato Montervino sembrava un leone in gabbia: il numero 3 avrebbe voluto dare una mano in mezzo al campo, ma aveva una catena tattica che lo teneva legato alla bandierina per mantenere le posizioni da terzino. Quando è entrato Avagliano ha formato una linea a tre con Sbaccanti e Lanni, ma la coperta era ancora troppo corta ed il tempo è passato inesorabilmente. Avagliano ha fatto il suo dovere, murando il raddoppio a Pippi e collocandosi sulla fascia destra (che non è la sua) per fermare la strabordante avanzata marinese in contropiede.
Puglisi ha disputato 90 minuti in apnea contro attaccanti di razza che hanno esperienza da vendere al suo cospetto. Dopo il gol a freddo, si è intimidito e ha giocato sotto le medie delle ultime uscite. Forse con la sua velocità sarebbe servito di più a destra al posto di Calori e nel suo ruolo naturale. Giubilato strappa un 5,5 visto l’immane lavoro a cui è costretto per spazzare l’area dai numerosi cross provenienti dal fondo. Riesce anche lui a murare un tiro a botta sicura che poteva valere il 2-0, ma il cross di De Cristofaro al 4′ doveva essere di sua proprietà e non di Angelilli. Sestito ha subito un gol su cui ha poche colpe e ha salvato dal raddoppio, ma non è nel portiere che vanno cercati i motivi del ko. Certo che vedere il collega Manfredonia totalmente inoperoso fa rabbia.
Rientra tra le pagelle anche mister Perrone che perde il confronto con il collega De Angelis, alla ottava panchina in carriera. Sconfitta su tutta la linea, dalla scelta del modulo alle marcature. In sala stampa ammette che il ko è meritato, dichiarazione che sembra l’unica cosa riuscita in una giornata no. Le assenza non possono essere una scusante, ma oggi è finita come peggio non poteva. Serve un cambio di rotta che deve passare per una scossa tecnica; Perrone posi la fionda e sfoderi il cannone altrimenti son dolori.
MONTERVINO UOMO OVUNQUE; DE CESARE INGENUO
Il primo gol fuori casa di Mounard e il chiaroscuro di Caputo
Gara sfortunata per il Salerno Calcio che vede sfumare nei minuti di recupero sia due punti che la vittoria fotocopia di quella di Pomezia, al termine di una prestazione nettamente migliore rispetto a quella che aveva chiuso il 2011. Non ci sentiamo di rimproverare gli uomini di Perrone per non aver chiuso la partita prima perché il pareggio è nato da un’invenzione del direttore di gara ed il Palestrina nei minuti finali non aveva mai dimostrato di poter pervenire al gol. Buona la prova degli ospiti che non sembrano aver sofferto la sosta e non si scompongono dopo l’avvio indiavolato dei prenestrini. Gioca bene Montervino, rapido nel riprogrammare testa e gambe per il cambio in extremis di ruolo dopo l’infortunio a Nicodemo; il centrocampista smista tanti palloni bassi e ringhia sulle gambe degli avversari, anche se è da rivedere l’intesa con i giovani colleghi di reparto. Soffrono Lanni e Giacinti, entrambi ammoniti, che si ritrovano davanti dei pari età altrettanto veloci che mettono la contesa sul piano della corsa; qualitativamente se ne potrebbe discutere, ma le sovrapposizioni di due terzini che davano molta profondità come Amendola e Pralini, li ha costretti ad un lavoro supplementare, portato a termine con diligenza e senza sofferenze soprattutto nella ripresa, quando il Salerno ha tenuto bassi i ritmi e gestito il vantaggio. In difesa più luci che ombre per Giubilato e Puglisi: il primo ha tenuto a bada quel Marcantonio di Macciocca senza affanni, soprattutto sulle palle alte, anche se in occasione di un liscio ha rischiato di fornire un assist al numero 10. Puglisi ha spesso sbagliato il tempo su Tarantino che per fortuna non era in giornata di grazia, anzi… e ha fallito le occasioni. Calori è sembrato più in palla di un Chirieletti forse non preparato psicologicamente a scendere in campo dal primo minuto. L’ex Pisa si è concesso più scorribande e ha addirittura sfiorato il gol. Chirieletti dovrebbe beccarsi un punto in meno per il fallo da rigore, ove questo ci fosse realmente, mentre è censurabile l’episodio della sua espulsione, perché con quella situazione ambientale ad ogni foglia che cade al suolo l’arbitro prende provvedimenti. Il suo è però il terzo rosso in metà stagione ed il conto inizia a diventare salato. Bravo Sestito che ha respinto alcuni tiri pericolosi sullo 0-0, mentre nella ripresa è stato inoperoso.
De Cesare ha bisogno solo del gol per poter certificare un’altra bellissima prestazione, tutto cuore e grinta, con delle sgroppate che non hanno nulla a che vedere con la sua carta d’identità. Per il momento è arrivato solo l’assist per il gol di Mounard, ma la marcatura è stata lontana solo una manciata di centimetri e purtroppo per vederlo andare in gol dovranno passare almeno 15 giorni, vista l’espulsione, mentre l’esordio all’Arechi diventa lontano 21 giorni. Sul rosso tiratina d’orecchie, perché ha dimostrato di non avere 40 anni (e relativa esperienza) neanche sul piano caratteriale, cadendo nelle provocazioni di un avversario poco più che maggiorenne. Da quell’episodio è iniziato un crescendo finito col putiferio del rigore e con le proteste del pubblico.
Si sblocca il Mounard formato trasferta: primo gol lontano da Salerno per il francese che disputa una bella partita e svaria su tutto il fronte. Si può dire con certezza che è in crescendo e che si appresta a tornare decisivo come nella prima parte della stagione. Il meno brillante dell’attacco è di nuovo Caputo, a tratti lento e prevedibile, capace di servire palloni telecomandati, ma ben poco di più. Uno come lui può giocare da fermo, ma non per questo deve farlo. Qualche tifoso più severo gli rimprovera poca voglia di correre e sacrificarsi, ma non siamo di questo avviso e pensiamo che le gambe non girino come dovrebbero, influendo sulla prestazione di un’ala che, nello scacchiere del mister, deve fare chilometri ad ogni uscita.
Insufficiente il direttore di gara Proietti di Terni, intervenuto a sproposito in occasione del rigore ma non solo. Il fischietto non sembra aver mantenuto un metro di giudizio uguale nella distribuzione dei cartellini ed in generale prende decisioni non rispetto a ciò che vede ma in base all’andamento della partita. Davvero alla voce marcatori la tentazione di inserire il suo nome è stata forte. Certo è che in serie D sono maggiori le possibilità di ottenere visibilità con atteggiamenti negativi rispetto a quanto si possa fare con una ineccepibile direzione di gara.
DIFESA ROCCIOSA E ORDINATA; ATTACCO EVANESCENTE
Il match winner Puglisi migliore in campo; buono l'esordio di De Cesare
La partita contro il Monterotondo manda agli archivi un girone d’andata da imbattuti per il Salerno Calcio e riequilibra il bottino esterno, formato ora da 4 vittorie e 4 pareggi. Senza considerare lo 0-3 a tavolino di Bacoli ed il seguente pareggio con l’Astrea, si tratta della prima volta in stagione che il Salerno non prende reti per 2 gare consecutive, particolare non da poco per una squadra che al primo gol subito da piazzato è travolta dalle critiche. Proprio dalla coppia centrale arrivano le note liete: è stato Chiavaro a dare il battesimo ad un Puglisi schierato in mezzo per sostituire Giubilato; da una gara e mezza, invece, l’ex Vicenza si sta disimpegnando molto bene accanto proprio al capitano. I due hanno trovato subito un ottimo affiatamento e nella partita di Pomezia hanno fatto scattare con precisione certosina la trappola del fuorigioco per vanificare i numerosi filtranti di Meacci per Tozzi. Giubilato si è anche spesso staccato dall’ultima linea per andare ad occuparsi di un Meacci insidioso e troppo frequentemente in grado di liberarsi dalle cure di Montervino. Ed in questo genere di interventi, era proprio Puglisi a rimanere l’uomo più arretrato, senza soffrire, chiudendo gli spazi e alla fine risultando match winner e migliore in campo, con una prestazione superiore a quella del malconcio capitano, per cui la sosta offre una graditissima occasione per far riposare il piede dolorante. Non si sono mai visti in avanti Calori e Chirieletti, ma il Monterotondo ha costretto entrambi a compiti di contenimento che i due terzini hanno svolto con sacrificio e dedizione. Perrone non li ha schiodati dalle retrovie, facendo saltare i piani di Pochesci che aveva piazzato Fatati ed Esposito molto larghi per tentare il cross buono per Tozzi. Ma di traversoni se ne sono visti pochi ed è merito degli esterni bassi salernitani, chiamati anche a veloci diagonali quando i locali riuscivano a trovare il pertugio per l’area di rigore.
Montervino ha lottato e fatto la solita tonnellata di legna, buona per alimentare i camini di Pomezia per l’intero inverno. La sua esperienza è servita per affievolire la pericolosità dei giovanissimi laziali, ma quando è stato messo in mezzo a due-tre maglie gialle, non poteva certo correre a vuoto per inseguire avversari in superiorità e quindi si è adeguato. Così così gli otto polmoni Lanni e Giacinti, che hanno messo pressione ai tanti centrocampisti avversari facendo il solito immane movimento per rientrare dietro la linea della palla. Meacci ha riservato tanti dribbling anche beffardi ai due giovani di Perrone, ma se il Salerno non è naufragato in mediana il merito va al loro solito lavoro oscuro, che però richiede ancora di essere disciplinato tatticamente per risultare meno dispersivo e più mirato.Male Caputo, in giornata no e forse nemmeno nella condizione fisica e atletica adatta per giocare 85 minuti. Le cose buone ci sono state: l’assist per Puglisi e una palla deliziosa in mezzo non sfruttata da Mounard, ma sul piatto opposto pesano anche tanti ricami che nemmeno sul 3-0 sarebbero richiesti e una serie impressionante di palloni e lanci sbagliati che hanno fatto infuriare anche Lotito, chissà se per protesta al numero 10 o verso il tecnico che lo ha messo in campo. Eppure l’assist preciso è il cavallo di battaglia di Caputo, ed il cattivo esito dei suoi passaggi ha inevitabilmente penalizzato il destinatario degli stessi: Ciro De Cesare. Per l’esordio del quarto corso del Toro (l’unico Toro doc dopo lo stucchevole teatrino Criscitiello-Luiso nel salotto verde nazionale), tanto movimento e poche occasioni da gol; proprio per dimostrare a tutti che si è calato perfettamente nel ruolo di Biancolino. De Cesare (come il pitone) deve partire da lontano, sgomitare, proporsi e raccogliere i soliti e inconcludenti lanci lunghi; se ogni gara gli richiederà un sacrificio tale da ridurne l’efficacia sotto porta, vuol dire che davvero per Ciro il tempo si è fermato, e a Pomezia il Salerno ha giocato con 5 under.
Giornata storta anche per Mounard, che chiude senza reti lontano dall’Arechi il suo girone d’andata che lo ha visto disputare 11 gare su 17. Il francese è indubbiamente il miglior giocatore del girone G e quando lo si vede ciccare palloni di sinistro in piena area di rigore, qualcosa non quadra, perché di solito su quei cross il numero 11 deve solo pensare in che modo festeggiare la rete. Chiaro che un campo fangoso e allagato penalizzi soprattutto i piedi buoni ed i giocatori tecnici; le vacanze capitano nel momento giusto per ricaricare le pile e restituire serenità a Re David, valore aggiunto a cui Salerno non può rinunciare.
In ultimo il giocatore che ci risparmia tanto lavoro in fase di redazione delle pagelle: Sestito. Per lui il giudizio è sempre lo stesso, diviso perfettamente a metà. Senza citarlo, siamo pronti a giurare che quando migliorerà il suo punto debole, diventerà uno dei migliori portieri in circolazione. Scommettiamo?
Non giudicabili i subentrati Nicodemo e Polani, 6 di stima a tutti i giovani che affollano la panchina e che non riescono a ritrovare posto in campo. A loro per primi, e a tutti gli altri subito dopo, gli Auguri di un Felice Natale e di un raggiante futuro. Forza ragazzi, rendeteci ancora più orgogliosi di voi!!!
SUGLI SCUDI LANNI E GIACINTI; MALE CAPUTO E POLANI
Il problema a Biancolino apre le porte dell'attacco all'ex Latina, che deve recuperare il fiuto del gol
E’ sempre incombenza ardua quella di giudicare la prova dei singoli in una squadra che si esprime ancora una volta male a livello corale, trascinandosi in una zona grigia tra mediocrità e sufficienza che coinvolge tutti soprattutto i più giovani, che risentono di più degli andamenti sia positivi che negativi del gruppo. Iniziamo proprio da loro, che oggi ci sentiamo di inserire tra i migliori: Giacinti e Lanni hanno una velocità abbinata a piedi buoni che ne permetterebbe un utilizzo assai più sfrontato in proiezione offensiva; esigenze tattiche li costringono a contenersi e a contenere per offrire uno schermo costante davanti alla difesa. Un lavoro oscuro gigantesco che li vede impegnati in entrambe le fasi su una zona di campo tra le due aree di rigore di quasi 70 metri, e che non li sfianca solo perchè i due hanno l’età dalla loro parte; ma è un contributo avaro di soddisfazioni che a molti tifosi appare come invisibile; l’idea è che senza il limitatore inserito Giacinti e Lanni siano due tra i migliori elementi della categoria e chissà se tutto questo sacrificio non sia formativo nel prosieguo della carriera per dare una disciplina tattica che a questa età è merce rara. Incassano i complimenti di Pantano nel dopo-partita. Oggi non abbiamo visto il quinto under che ha steso l’AnzioLavinio, perchè Montervino ha svestito i panni del diciottenne e ha disputato la sua onesta e lucida partita, non facendosi mancare qualche coast to coast concluso con minore fortuna rispetto a 4 giorni fa. Dopo 270 minuti in cui si è letteralmente “fatto un mazzo così”, passateci l’espressione, nemmeno il più ostinato dei suoi detrattori può permettersi di fiatare se nel secondo tempo ha accusato la stanchezza, senza tuttavia sbagliare una virgola nella sua partita.
Menzione speciale per Chirieletti, autore di un movimento che l’Arechi sembrava aver dimenticato: la sovrapposizione per vie esterne. Certo non è stata affatto una soluzione ricorrente, sporadiche le volte in cui il numero 3 è arrivato al cross, ma almeno ci è riuscito, affrettandosi ad arretrare per non lasciare la sua zona scoperta. Prestazione coraggiosa che non è sfociata nell’imprudenza, proprio come piace al mister. Dall’altro lato Calori non ha fatto esattamente lo stesso, ma prima di gettare la croce addosso all’ex Pisa, consideriamo che difficilmente otterrà l’ok di Perrone alla sgroppata se è già in avanti il terzino sinistro. Si piega alle esigenze difensive e di rado fa capolino oltre la metà campo, torna più utile in copertura dove guida con la sua esperienza il giovane Puglisi.
Quest’ultimo è autore di una prova senza sbavature accanto a Giubilato e può bastare per uscire dal campo con soddisfazione; un classe ’93 ha tutto da imparare in questo tipo di partite e, al pari del portiere, deve prendere e mettere nel bagaglio ogni partita senza errori come un passo avanti verso la crescita e l’acquisizione di sicurezza, soprattutto in posizione centrale, lo ripetiamo, un ruolo non suo nelle trafile giovanili prima di Salerno e contro bomber navigati come Massella e Federici.
Come al solito generoso Biancolino che aveva aperto una sfida personale con il portiere Mangerini prima di lasciare il campo per infortunio. A proposito, martedì l’esame rivelerà i tempi di recupero: si va dal semplice affaticamento allo stiramento di 40 giorni, anche se la circostanza in cui ha avvertito il dolore non depone a favore di un ritorno in tempi rapidi.
Sotto tono Caputo, a tratti irritante; con il Fidene ha sfoderato la stessa finta con una frequenza snervante, perdendo puntualmente palla e a volte ignorando compagni meglio piazzati come successo con un Montervino che si era fatto 50 metri per ricevere un passaggio mai partito. Permangono i sintomi di una ricerca del gol spasmodica (bravo Mangerini su un suo diagonale) forse motivata dalle tante aspettative ricadute sul numero 10 quando è rimasto l’unico big in campo dal grilletto facile. Ma anche se siamo in quinta serie, stopper e mediani avversari sono tutti vecchi bucanieri ed i dribbling non sono poi soluzione percorribile sempre e comunque, soprattutto se con un piede così sensibile partono passaggi spesso decisivi; tanto vale sfruttarlo.
Polveri bagnate per Polani, sui cui piedi è passato un paio di volte il treno buono per fare gol, ma l’attaccante era ancora in fila a fare il biglietto e lo ha visto allontanarsi come il tiro respinto da Rubino sulla linea con mezzo specchio libero. La voglia di far bene del giocatore è nota, così come il suo ruolo cruciale nello spogliatoio e più volte da queste pagine lo abbiamo difeso e sostenuto quando è stato comprimario; ma nel momento decisivo non è entrato nei panni del protagonista per suoi errori, in una giornata che il buon Enrico dimenticherà non appena riuscirà a mettere il prossimo pallone alle spalle del portiere, ma si vede che non doveva essere quello del Fidene.
|
|
|
Il Salerno Calcio in maglia bianca
|
SALERNO: TUTTO SOMMATO E' UN PUNTO GUADAGNATO
Il team di Perrone vede però avvicinarsi le inseguitrici Marino e Budoni
Il Salerno Calcio esce imbattuto dal Comunale di Porto Torres ed ora attende con impazienza le due consecutive gare casalinghe per allungare il passo e magari fare il vuoto in classifica, anche se Budoni e Città di Marino non manifestano alcuna intenzione di mollare, unitamente alla squadra di mister Pinna, che ieri ha cercato invano di superare la corazzata salernitana. Mister Perrone, nonostante la pesante assenza di Nicodemo, non ha voluto minimamente modificare il modulo tattico, un 4 3 1 2 molto elastico che consente alla squadra di essere molto più coperta a centrocampo e nel contempo trasformarsi in un 4 3 3 qualora ci fosse necessità di aumentare il potenziale offensivo.
Ebbene contro Fini e compagni si è visto un Salerno Calcio molto ordinato che ha ceduto il pallino del gioco agli avversari solo nei primi venti minuti, poi con il passare del tempo Montervino e compagni hanno preso le giuste contromisure, tanto che nella seconda frazione di gioco hanno messo spesso in difficoltà la retroguardia sarda, in pratica è mancato solo il goal, ma il solito Mounard è andato molto vicino. Alla vigilia di questa insidiosa trasferta c’era un po’ di apprensione in quanto il Porto Torres aveva vinto tutte e sei le partite disputate tra le mura amiche, ma soprattutto si presentava come lo spauracchio di turno, infatti l’ennesima vittoria poteva significare dimezzare lo svantaggio in classifica e piazzarsi alle spalle del capolista a soli tre punti, così come è avvenuto, invece, per il Budoni, che ha battuto facilmente un inconsistente Fidene.
A bocce ferme, invece, va sottolineata la buona prova della squadra salernitana, che soprattutto nel secondo tempo ha giocato con il piglio della grande dimostrando di essere la degna capolista di questo girone e di essere considerata, non a torto, la candidata numero uno alla vittoria finale, al patto, però, che continui a lavorare con umiltà e massima abnegazione ma sopratutto senza mai abbassare la guardia. Il calendario offre,ora, a Perrone ed ai suoi ragazzi la grande possibilità di dare ancora più consistenza alla leadership e non solo, infatti giovedì e domenica saranno di scena all’Arechi rispettivamente AnzioLavinio e Fidene, due squadre abbondantemente alla portata della squadra salernitana, che non dovrebbe avere eccessivi problemi di accaparrarsi i sei punti in palio, un bottino che darebbe una svolta decisiva alla corsa verso la vittoria finale del campionato, con buona pace di tutti gli avversari e la grande gioia della torcida blaugranata.
|
|
|
La squadra che ha battuto il Pomigliano
|
NICODEMO E MOUNARD TRASCINATORI DEL SALERNO
Il francese realizza due reti splendide, l'ex Sorrento mette ordine al centro
La vittoria per 3-1 del Salerno Calcio, coincisa con il ritorno ai tre punti nello stadio amico, ha costituito la prima vera prova di forza che gli uomini di Perrone hanno offerto attraverso una partita convincente e rassicurante in cui si è visto qualcosa in più oltre alle abituali giocate magistrali dei solisti i cui piedi sono un lusso per la quinta serie. Un successo che rappresenta la risposta a numerosi interrogativi di natura tattica e l’inizio di una tregua che ci si augura possa essere definitiva tra tifosi e tecnico, rimasto ormai l’unico imbattuto del girone G. Poca cosa finora le vittorie risicate con Arzachena e Selargius, troppo facili quelle esterne con le ultime della classe; sul severo giudizio della tifoseria a Perrone pesava molto di più il modo in cui la squadra ha subito l’iniziativa delle compagini uscite con un punto e tanti rimpianti dalle tre sfide terminate in parità. Il tecnico ha confessato in sala stampa di essere attento a cosa pensi di lui la città (in passato ha candidamente dichiarato di essere dispiaciuto in caso di gradimento sotto la media) ma giustamente ha ricordato che l’interlocutore di qualsiasi allenatore è la dirigenza, nel perfetto rispetto dei ruoli e delle gerarchie che vedono i tifosi, appunto spettatori non protagonisti di certe dinamiche, a maggior ragione con personaggi del calibro di Lotito e Mezzaroma su cui la capacità di influenza esterna è pari a zero.
Nel dopo Pomigliano abbiamo avuto la controprova della vera essenza di un mister educato e garbato nei modi, la cui coerenza e serenità hanno influito nel consentirgli di mantenere il classico atteggiamento “british” che poco ha a che vedere con la focosa piazza granata, ma che non per questo deve far passare in secondo piano le capacità professionali di un allenatore a cui forse fa difetto un pò di esperienza in una categoria, tra l’altro, che nessuno a Salerno può dire di conoscere bene (come ha giustamente ribadito Susini) ma che ha mostrato voglia di lavorare e preparazione tattica da vendere.
Parlavamo di risposte fornite dal derby col Pomigliano perchè pur senza quel calcio spettacolo che nessuno si aspetta di vedere in Serie D, ma troppo spesso richiamato per zittire i più esigenti, il Salerno ha controllato l’avversario, lo ha reso innocuo e ha fatto scivolare via l’ultima parte di match senza andare in affanno. Le reti sono arrivate da giocate individuali, come spesso sta accadendo: addirittura un lancio su contropiede ha propiziato il primo gol di Mounard, uno scambio stretto tra giocatori di classe superiore ha sancito il sorpasso. Insomma tutto come al solito, ma senza quella sofferenza di cui sopra e con un controllo dei ritmi di gioco in mano al centrocampo, l’opinione generale è stata ben diversa nel dopo gara rispetto alle ultime uscite, con applausi convinti alla squadra (rientrata tra qualche fischio due settimane fa) e senza le polemiche di avversari insoddisfatti dal risultato. Anche in sala stampa gli ospiti hanno riconosciuto i meriti del Salerno insieme alle proprie pecche, ammettendo una superiorità dei locali che ha finalmente un riscontro tangibile sul campo. Romano ha parlato di squadra che si aiuta e gioca da collettivo, musica per le orecchie di Perrone che ha cementato un gruppo in cui i valori umani e l’affiatamento non mancano. Che poi siano sempre i soliti a risolvere le partite diventa una conseguenza inevitabile quando nei restanti 70 metri arretrati le cose vanno bene e gli spazi vengono coperti con puntualità e ordine.
Semmai l’interrogativo che resta in piedi è un altro: perchè la squadra ha un avvio sornione e rilassato in cui sembra quasi voler giocare al gatto col topo e ha bisogno di essere colpita per poter poi iniziare a far male per davvero all’avversario di turno? La quinta rimonta da una situazione di svantaggio (quarta consecutiva) non può essere una coincidenza ma denota una squadra dall’elettrocardiogramma relativamente regolare nelle prime fasi, a cui lo spavento del gol subito causa un’impennata nei battiti e nel ritmo di gioco. Civitavecchia, Budoni, Pomigliano: nemmeno 180 secondi dopo il gol ospite la partita è stata riequilibrata con relativo cambio nell’inerzia del match. Tremendamente simili le circostanze del pareggio contro Pomigliano e Civitavecchia entrambe colpite in contropiede mentre si erano riversate in avanti per cercare l’immediato raddoppio dopo il gol del sorprendente (e fugace) vantaggio. “Da polli” lo definì Pirozzi, “errore grossolano” è la versione di Farris. Triste destino della serie D, dove basta un dettaglio per cambiare le sorti di un incontro, ma bastano tre bocche di fuoco che alternano le rispettive giornate di grazia per fuggire in vetta.
Per cui tutti d’accordo: i tifosi non sono viziati buongustai capaci solo di pretendere atteggiamento da massima serie anche quinta serie e Perrone non è un visionario della panchina ma ha trovato il giusto assetto dopo diversi tentativi che tuttavia non hanno condotto a nessuna sconfitta. E quello che più conta, lo ha fatto ammettendo i propri errori ed evitando di scontentare i protagonisti in campo dei vari esperimenti. Tutti d’accordo sì, almeno fino alla prossima partita.
|
|
|
Raffaele Biancolino, capocannoniere del girone G
|
BIANCOLINO, CAPUTO E MONTERVINO, I MIGLIORI NEL SALERNO
A Sora prova convincente degli over, Mounard rivedibile
Protagonista della partita sicuramente Biancolino, autore di una tripletta. Il Pitone è ritornato al gol, bravo a finalizzare le azioni. Sul primo gol c' è stato un lancio preciso da centrocampo da parte di Nicodemo, tra i migliori anch'esso, e il bomber del Salerno al limite dell'area ha fatto partire un tiro che si è insaccato alle spalle di Reho. Sul secondo, è stato lesto a ribattere in rete un tiro di Caputo non trattenuto dal portiere del Boville e il terzo gol l'ha realizzato dopo un contropiede. Meritati applausi per lui all'uscita dal terreno di gioco sostituto da Canotto.
Altro protagonista della partita è stato Caputo, autore del secondo gol e di una prestazione positiva al servizio della squadra, facendosi trovare pronto quando è stato chiamato in causa. Facciamo fatica a contare tutti gli assist serviti ai compagni; soprattutto nel finale quando ha cercato di mandare a segno Mounard. Importantissimo il suo gol nei minuti di recupero del primo tempo che consente al Salerno di ribaltare la situazione e chiudere in vantaggio la prima frazione di gioco.
Chi ha confermato l'ottima prova di domenica scorsa, è stato Montervino ancora una volta schierato come terzino. Oltre a difendere è stato bravo a proporsi in avanti senza mai lasciare scoperta la fase difensiva. Puglisi, che oggi è sceso in campo nel suo ruolo naturale di terzino destro, si è limitato a svolgere il "compito", scendendo poche volte sulla fascia ma coprendo bene in difesa.
Giornata sottotono per Mounard non al meglio delle condizioni fisiche e un pò sprecone sotto porta. Non incide sulla gara come accaduto nella partite scorse quando è stato chiamato in causa.
Chi non ha dato il giusto apporto alla gara è stato Pacini, confermato dal primo minuto. Pochi spunti per il centrocampista del Salerno che alla fine è costretto ad abbandonare il campo per un lieve infortunio.
Torna qualche alte sulle uscite per Sestito che si riscatta effettuando una bella parata su punizione di Hasa.
Come nelle ultime uscite convince di più Chiavaro nella coppia centrale difensiva.
|
|
|
Attilio Nicodemo, al ritorno dopo 2 mesi di stop
|
SALERNO, DOPO IL PARI COL BUDONI CONTESTAZIONI E INTERVISTE DI FUOCO
A Lotito fa eco Montervino, che accusa i giornalisti
Terzo pareggio consecutivo per il Salerno Calcio ed esplode a fine gara la protesta dei tifosi, che può essere sintetizzata con l’inequivocabile coro ” Lotito, mandalo via”, ovviamente rivolto all’indirizzo di Perrone, reo di non aver saputo dare la giusta mentalità vincente, ma soprattutto un benché minimo gioco alla sua squadra. Certo è che l’involuzione è sotto gli occhi di tutti, Biancolino e compagni, infatti, non riescono ad imbastire alcuna trama di gioco, anzi se non fosse per qualche iniziativa personale, i portieri avversari potrebbero fungere da spettatori non paganti, eppure la compagine allestita dal duo Lotito - Mezzaroma è una vera e propria corazzata e vederla in difficoltà contro piccole realtà, quali Astrea, Cynthia e Budoni lascia quantomeno perplessi e la contestazione al tecnico non appare così infondata.
Per carità lungi da noi nel voler entrare in aspetti squisitamente tecnici, ma vedere all’opera una squadra, capolista e destinata a vincere il campionato, arrancare per 90 minuti e non avere un briciolo di personalità nell’imporre il proprio gioco, ci spinge a delle considerazioni che potrebbero richiedere delle risposte esaustive e non come quelle fornite da Perrone nelle interviste post partita. In primis la formazione che cambia inevitabilmente ogni domenica, ovviamente anche e soprattutto per colpa di infortuni o squalifiche, ma schierare ben quattro calciatori fuori ruolo non può passare inosservato, anche se con il senno del poi tutto diventa più facile. Ma non era più logico schierare Avagliano e Puglisi da esterni bassi,essendo due terzini di ruolo, anzi il secondo non ha mai giocato centrale, ed insistere con Calori ancora esterno basso, il cui rendimento è sotto gli occhi di tutti, ma soprattutto l’utilizzo di Montervino sull’out sinistro, nonostante l’ex napoletano abbia disputato una buona partita, non sia stata un scelta felice, vedi la grande libertà concessa a Pau sull’azione del goal dei sardi.
Così dicasi anche per lo spostamento sulla fascia di Giacinti, apparso un pesce fuor d’acqua ed impacciato negli inserimenti, ma anche il tardivo impiego di Mounard, ma soprattutto uno tra Barbarisi e Canotto che avrebbero dato sicuramente più smalto alle azioni offensive, appesantite dalla quasi stasi di Polani, ancora una gara negativa per lui, e di un Biancolino sempre più costretto a giocare con le spalle alla porta e servito con il contagocce. Il patron Lotito avrà sicuramente notato queste idiosincrasie tattiche e tecniche ma anche ribadito che esonerare un allenatore che è primo in classifica non fa parte della sua deontologia presidenziale, però appare anche altamente lapalissiano che il rapporto tra allenatore e pubblico sia sempre più incrinato, ragion per cui è altamente auspicabile un ritorno perentorio alla vittoria della squadra che faccia superare questo momento di empasse, del resto l’unico scopo è quello di uscire “da questo inferno dantesco”così come ha affermato Lotito, “ipse dixit”e perché non credergli?
|
|
|
L'ingresso in campo delle squadre a Genzano
|
SALERNO, 10 PARTITE NON SONO BASTATE PER DARE UN'IDENTITA' TATTICA
A Genzano si sfiora il ko. Occorre più umiltà per vincere la D
Cominciamo dalla fine: dai minuti intercorsi tra l’eurogol di De Angelis ed il pareggio di Biancolino. Il Salerno sale in cattedra, schiaccia gli avversari nell’area di rigore e fa girare il pallone con velocità, chiamatela rabbia, chiamatela paura di perdere una partita che si stava vincendo. Perrone l’ha chiamata reazione. Ma perchè la squadra deve prendere gol (oggi addirittura due) per darsi una mossa e giocare con quella cattiveria che se ci fosse dall’inizio (con questi nomi in rosa) non lascerebbe scampo agli avversari?
Perchè senza la sveglia emotiva si passeggia per il campo? E ancora: perchè la squadra si siede letteralmente dopo essere andata in vantaggio? E’ successo oggi per la terza trasferta su cinque e per la quarta volta in campionato. Si realizza una rete e si pensa di aver chiuso la pratica, nemmeno si trattasse del famoso golden goal.
Non ci convince la storia della poca birra in corpo, perchè oggi è stato proprio a fine a partita che la squadra ha iniziato a giocare come si deve, guarda caso non appena è stata messa con le spalle al muro. I motivi psicologici che citavamo prima sono indicati come le principali cause dell’atteggiamento del Salerno Calcio. La squadra pecca a volte di sufficienza, di supponenza e non scende nella contesa con quell’intensità e quella umiltà che mostrano gli avversari, ma giocando in punta di fioretto, puntando al massimo risultato col minimo sforzo. Il rappresentare una città dagli illustri trascorsi e l’essere scortati da una tifoseria che ti fa sentire sempre capitato in D per caso, non deve significare illudersi di aver vinto un campionato che è ancora tutto da giocare. Le sorprese che vengono fuori dagli altri campi dimostrano non solo che non ci sono squadre materasso, ma che è facile fare figuracce con chiunque e oggi ci siamo andati molto vicini.
La tribuna che urla “ladri, ladri” al rigore concesso da Rapuano non è solo la classica tifoseria che si scaglia contro l’arbitro: si tratta invece dell’ennesimo grido di Davide che mentre stava sferrando il colpo decisivo a Golia si vede fermato dal giudice sulla linea del traguardo. E già numerose compagini hanno vestito i panni di questo simbolico Davide. Il gigante dai piedi di argilla, invece, è sempre il Salerno, una squadra che a leggere la formazione è eccezionale, a vederla giocare è normalissima, ma a tratti imbarazzante.
Il sesto rigore a favore del Salerno provocherà risatine in tutto il girone e ci preparerà ad accoglienze sempre più ironiche ad ogni episodio futuro che non sarà limpido e che ci vedrà favoriti. Non ci piace fare punti così e vederci rinfacciata in futuro questa stagione da incubo. Non ci piace che dopo dieci giornate la squadra non ha un’identità nè un gioco ma dipende dalla giornata di grazia dei suoi 3 o 4 elementi di spicco. Passata la fase iniziale con la scarsa condizione atletica ci si sono messi gli infortuni; il nostro migliore ‘93 starà fuori per un mese e tra poco inizieremo a parlare già di stanchezza per alcuni elementi. Intanto subiamo le iniziative avversarie e già mezzo girone ha scoperto che il Salerno è tutt’altro che imbattibile.
Anche oggi con un pò di corsa e tanta abnegazione il Cynthia ha sfiorato il colpaccio, in uno stadio dove non ha ancora centrato i tre punti. E non è sembrata una missione impossibile. Le considerazioni fatte con l’Astrea sono ancora di grandissima attualità. Il tecnico deve cambiare registro e lavorare sulla testa dei suoi uomini oltre che sugli schemi, per far scendere in campo un team che azzanni l’avversario e lo lasci respirare solo dopo aver dato tutto e magari aver messo un paio di reti di differenza tra sè e lo stesso.
Forse oggi sarebbe stata più salutare una sconfitta, e non deve sorprendere la considerazione. Meglio un ko che riportasse tecnico e giocatori sulla Terra, spingendoli ad un bagno di umiltà e facendo serpeggiare nelle loro menti che di questo passo non sarebbe impossibile lasciarsi sfuggire la promozione. Un punto ottenuto giocando venti minuti su novanta, al contrario, potrebbe aumentare un senso di forza e di supponenza che sta accompagnando queste prime uscite e che poi non si traduce in una differenza tecnica sul campo. Col risultato che l’atteggiamento visto oggi rischia di essere lo stesso nelle prossime uscite.
A Genzano bisognava dimostrare di saper ottenere il punteggio pieno con una prestazione maiuscola; non è arrivata nessuna delle due cose e di fronte c’era una squadra di metà-bassa classifica. Prova fallita oggi, ma con un appello domenica contro l’altra capolista, il Budoni. E lì non saranno ammessi errori, nè tecnici nè psicologici.
|
|
|
L'esultanza dell'Astrea dopo il triplice fischio
|
Salerno, è ora di comportarsi da squadra. Non sempre i solisti possono risolvere le partite
La squadra di Perrone non si è ancora espressa come una vera orchestra
La gioia di giocatori dell’Astrea al triplice fischio non è stata ben compresa dal pubblico salernitano che si è sorpreso di una reazione così eccessiva per un pari che, giudicato con l’onestà intellettuale che non manca in città, può anche risultare stretto ai biancoblu che ai punti avrebbero meritato qualcosina in più.
Partiamo da questa esultanza perché serve a far capire come viene visto il Salerno dalle altre del girone: uno squadrone formato da giocatori di categoria superiore che è già un onore affrontare, figuriamoci uscirne imbattuti. Bene fa Perrone a spiegare che anche l’Astrea ha giocatori dai trascorsi illustri e di ottima qualità, ma se leggiamo le rose allora scopriamo che non conviene metterla su questo piano. Il bello dello sport, e del calcio in particolar modo, è che i singoli non fanno la squadra e da soli non sempre riescono a decidere le sorti di un incontro.
Chi ha visto le altre esibizioni può confermare un concetto ribadito da molti dopo il match: la prestazione contro l’Astrea non si è discostata molto dalle altre interne se non per una piccola ma decisiva differenza. E’ mancata la giocata individuale che risolvesse la partita. Proprio nella giornata in cui veniva schierata dall’inizio l’artiglieria pesante, con i 4 elementi dotati di maggior fantasia e talento. Ma sarebbe sbagliato da parte nostra pretendere da parte loro, magari a rotazione, la zampata risolutiva per vincere le partite e quindi il campionato. Non può andare sempre bene, non basta il blasone. E vogliamo dar retta alle parole di Fazzini e fare tesoro del suo consiglio: serve la mentalità da serie D, lo spirito di sacrificio e quell’umiltà di chi, pur sapendo di essere più forte, non si specchia, non si risparmia, ma corre dietro ad un avversario anche se sconosciuto, per dimostrargli con i fatti che questa differenza esistente sulla carta è netta e tangibile.
Prendiamo come esempio Bosi e Gaeta dell’Astrea: fase offensiva incisiva e veloci ripiegamenti per raddoppiare su Mounard e Gustavo; praticamente l’intera lunghezza del campo coperta con abnegazione e sacrificio. E’ questa la grinta risolutiva per vincere le partite contro squadre organizzate. Se escludiamo Bacoli e Sant’Elia, che non a caso ricoprono gli ultimi due posti in graduatoria, il Salerno ha sempre sofferto in alcune fasi di gioco, più o meno lunghe a seconda della forza dei rivali, l’iniziativa e gli schemi avversari.
Serve urgentemente quel gioco corale che moltiplicherebbe esponenzialmente i palloni serviti a Mounard e Caputo, che però devono avere alternative di passaggio con cui fare sfoggio della loro imprevedibilità. Perchè la giornata no può capitare, ma ieri il tema è stato monocorde: palla portata ai trequartisti con difficoltà e attesa del dribbling decisivo o del cross giusto per il pitone. I padroni di casa hanno avuto le loro occasioni, in un paio di circostanze poteva scapparci il gol del vantaggio; ma la manovra è diventata prevedibile e l’Astrea ha chiuso il rubinetto delle azioni da gol concesse.
La squadra di Perrone deve imparare a sudarsi letteralmente la partita, a profondere uno sforzo collettivo per sbloccare o mantenere un risultato favorevole. Vanno benissimo le individualità, ma attorno a loro e con loro va costruita una squadra. L’Astrea ha saputo soffrire, ha corso e lottato per colmare il gap tecnico e lo ha fatto da squadra, tanto è vero che non ha avuto un migliore in campo, ma hanno giocato tutti bene. E hanno sovvertito un pronostico che li dava spacciati. Ecco il sacrificio, ecco la mentalità: ora potete esultare baschi blu, abbiamo capito i motivi.
Udienza Fallimentare: a breve sapremo sul rinvio
La parte resistente ha chiesto 2 mesi di proroga per soddisfare i creditori
La Salernitana Calcio 1919 nella persona dell’avvocato Lenza si è presentata davanti al giudice Salvatore Russo per l’udienza fallimentare. Udienza piuttosto breve in quanto è stata presentata una memoria difensiva dove è stato illustrato un piano articolato in due mesi. Il giudice si è riservato di decidere nei prossimi giorni.
Una mattinata che soddisfa a metà le aspettative: deluso chi si augurava un giudizio immediato (eventualità questa, abbastanza remota); speranzoso chi ha respirato l’aria della aule del Tribunale Fallimentare, perchè non ha potuto percepire che non è affatto scontato l’accoglimento della proposta della parte resistente.
L’udienza è avvenuta a porte chiuse e senza la presenza di Antonio Lombardi e nemmeno di Loschiavo che invece era atteso in quanto la sua nomina ad Amministratore Unico non è stata ancora revocata.
Per la difesa è stato quindi l’avvocato Lenza a depositare il memoriale in cui si prevede una graduale estinzione dei creditori; operazione che alcuni organi di stampa hanno indicato come già iniziata, attraverso la garanzia concessa agli istituti bancari tramite fidejussioni. Ma è tutta da verificare la riuscita della proroga; la massa debitoria è comunque molto vasta e gli incassi attesi per una società che vede ferma la propria attività, si limitano ai premi di valorizzazione dei giovani della Lega Pro, riferiti allo scorso campionato.
Non essendo ancora partita la procedura non si può ancora delineare nessuno scenario circa il destino della Energy Power che detiene i segni distintivi della Salernitana. E’ questo che preme di più alla tifoseria, che altrimenti farebbero volentieri a meno di preoccuparsi per il giudizio: mentre voci prive di ufficialità raccontano di un coinvolgimento diretto come società strumentale alla Salernitana, i più ottimisti sperano in una liquidazione per garantire quel contante richiesto dai numerosi creditori.
Dall’altro lato i più temerari pensano ad una ripresa economica della società prima e dell’attività poi; mentre i più cinici si chiedono perchè se la disponibilità economica esiste, viene fuori solo adesso. Attendendo la decisione del giudice Salvatore Russo (un nome che evoca solo buoni ricordi), si spera di allontanare i fantasmi del peggior incubo per la nostra città: la presenza di due squadre antagoniste.
|
|
 |
|
Altri Link e banners
|


spazio per pubblicità on line

Spazio libero
Pubblicità
spazio per pubblicità on line


|
|