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L'intervista di EFFETTO SPORT
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Giacomo Tedesco (fonte internet)
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Tedesco a Effetto Sport: "A Salerno vorrei tornare, ma non è dipeso da me"
"A settembre un contatto, ma non mi diedero garanzie"
Quello del centrocampo è sicuramente il reparto più delicato del Salerno Calcio, che ha mostrato di soffrire parecchio in quella zona del campo nonostante le positive sorprese di elementi giovanissimi e sconosciuti a settembre. Le difficoltà sono arrivate innanzitutto da un punto di vista numerico, in seguito agli infortuni di Nicodemo prima, di Sbaccanti e Carletti poi. Ma proprio a settembre si era vociferato dell’arrivo di un beniamino del pubblico salernitano, quel Giacomo Tedesco passato poi al Trapani, in Prima Divisione, dove adesso è protagonista del primato dei siciliani che contro ogni pronostico guidano la classifica e viaggiano spediti verso la Serie B. Un peccato mortale alla luce dei fatti che parlano di un giocatore integro e validissimo e capace di fare la differenza in due categorie superiori rispetto alla Serie D dove lo stesso Tedesco sarebbe stato felice di scendere, come rivela nel corso di Effetto Sport: “La volontà di Giacomo c’è sempre stata; io avevo un sogno ed era quello di chiudere la carriera a Salerno, perché mi ha lasciato un ricordo indimenticabile. Quest’anno ho avuto un contatto con il Direttore Sportivo, ma poi non si è concretizzato. Per venire in Serie D ci volevano delle garanzie, ma non c’erano quelle che Giacomo voleva ma in futuro spero che il treno ripassi perché a Salerno ho tante amicizie e ricordi bellissimi. Quando avevo litigato con la Reggina a settembre avevo scelto Salerno però poi non si è fatto nulla e ho accettato la sfida di Trapani.”
Il suo contributo a Trapani è tangibile: “Io metto a disposizione l’esperienza: a volte gioco dall’inizio, altre volte entro a gara in corso, ma l’importante è aiutare la causa della squadra”.
Sul rendimento ballerino di alcuni over del Salerno Calcio: “Mah, l’importante è che ci sia la voglia e lo spirito di confrontarsi con tutte le categorie senza presunzione. Giacomo è uno di questi che ama cimentarsi e calarsi nei panni della categoria, lottando. A Salerno mi conoscono, lo dico per questo, io sarei venuto al volo indipendentemente dalla categoria; non pensate che snobbo Salerno solo perché sta in Serie D, anzi…”.
Giacomo si sofferma anche sul dato freddo del pubblico dell’Arechi, nonostante il primato, a differenza di quanto succede a Trapani, dove la squadra tutta la città siciliana: “Abbiamo voglia di stupire e la prima differenza è che qui tutta la rosa è composta da ragazzi siciliani, a parte un paio di sardi ed un paio di romani. La società ha puntato su gente che ha fame, giocatori sconosciuti che viene dall’Eccellenza e ha fatto tantissima gavetta prima di giungere in Prima Divisione; questa fame è necessaria per fare bene e ottenere risultati inimmaginabili. La spinta del pubblico ci aiuta tantissimo, ma i 5 mila che vengono allo stadio non si possono paragonare al pubblico di Salerno”.
Un pubblico che Giacomo Tedesco non dimenticherà mai: “Il tifo Salernitano lo paragono a quello di Genova della Sampdoria e quello della Roma; ci sono coreografie che nessuno ha ripetuto in Italia e che solo Salerno ha saputo offrire in Serie A e Serie B. Sappiamo tutti come è andata, retrocedere per un punto fa sempre male.”
Sul presente: “Io spero che con questo nuovo presidente Salerno possa tornare nelle categorie che le competono. Io sogno sempre la Salernitana, mi è rimasta nel cuore e spero di tornarci, se non da giocatore lo farò da allenatore. Ci proverò fin quando resto in attività poi andrò all’attacco nella nuova veste; c’è ancora qualche annetto di tempo perché penso di continuare ancora. Poi il Trapani ha la maglia granata, e tutti mi dicono che il granata mi dona”.
Ma questa società sembra essere allergica a tutto ciò che è (o è stato) granata e attinente alla Salernitana.
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Dario Bonetti con il Presidente della Federazione (fonte internet)
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Bonetti dimentica Pagni e celebra lo Zambia campione d'Africa
"A Gallipoli non ricordo chi fosse il Direttore Sportivo"
Ancora un ospite di caratura internazionale interviene nel corso di Effetto Sport, la striscia del lunedì sera ideata e condotta da Giovanni Daniele. Si tratta di Dario Bonetti, padre putativo dello Zambia freschissimo Campione D’Africa; Bonetti ha infatti guidato la compagine alla fase finale, prima di lasciarla nelle mani del suo vice, il francese Hervè Renard. Ricevuti i complimenti degli ospiti in studio, Bonetti li rigira ai giocatori che sono scesi in campo: “Il merito è dei ragazzi che hanno tanta qualità e hanno avuto modo di crescere tanto in questi due anni in cui ci siamo qualificati con una certa facilità. Poi nella fase finale non voglio togliere a loro la scena perchè rappresentano una sorpresa solo per chi non li conosce.”
Ha vinto una formazione che non è zeppa di giocatori che militano nei campionati europei: “Credo che dobbiamo smetterla di pensare che i tornei europei e quello italiano in particolare, stiano su un pianeta diverso rispetto a quelli dei paesi emergenti. Non è più così. Il campionato Sudafricano per esempio è molto competitivo, ha giocatori straordinari dal punto di vista fisico e tecnico con grande resistenza. Sono paesi che hanno iniziato 20 anni fa con delle accademie, importando allenatori europei e che adesso raccolgono i frutti”.
La tragedia aerea dello Zambia, capitata proprio sul suolo della Guinea Equatoriale ha dato una valenza epica a questo successo: “Sicuramente questo episodio ha costituito un’ulteriore motivazione per i giocatori, però questo Zambia ha vinto perchè ha grande qualità, umiltà e cuore. E’ un gruppo fantastico nonostante sia composta da elementi molto giovane. Sono felice per questa vittoria perchè ha portato alla ribalta giocatori forti che se lo meritano e avranno possibilità in più in futuro”.
E’ giunto quindi il momento di aumentare il numero di posti ai Mondiali riservati alle squadre africane: “Sì è una riflessione giusta, però si sa come è gestito il calcio a livello mondiale, bisognerebbe stravolgere quelli che sono i principi e le regole e forse cambiare qualche ometto che è molto in alto ed è in là con gli anni. Ci vorrebbe gente giovane che porti idee nuove e dia più visibilità ai paesi emergenti che hanno anche un pubblico in grado di portare più entusiasmo al movimento calcistico e più benessere nei paesi dove ci sono questi talenti.”
Bonetti sorride quando Daniele gli ricorda di aver ricevuto i saluti di Sergio Brio giusto una settimana prima: “Brio a calcio era insuperabile. Tempi andati. Non è una caso che veniamo dalla scuola di Trapattoni e Zoff. Chissà come mai sono sempre stati ai margini del calcio italiano; non è un caso. Per i più giovani dovrebbero essere riferimenti, purtroppo non è così.”
Bonetti allenò il Gallipoli nel campionato di Prima Divisione vinto dalla Salernitana e contro i pugliesi la squadra granata ottenne un solo punto. Poi Bonetti lasciò per divergenze societarie e la squadra calò all’improvviso; il tecnico però glissa paurosamente quando gli si ricorda che il DS era Pagni: “Non me lo ricordo nemmeno chi era il Direttore Sportivo, a parte questo credo che le squadre giochino bene quando hanno delle buone individualità; diventa più facile farle giocare bene”.
Progetti per il futuro di Bonetti: “Adesso sto con i miei figli e penso solo a loro. Sono sicuro che “il richiamo della foresta” si ripresenterà e allora vedremo”.
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Sergio Brio (fonte internet)
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Sergio Brio ritrova Sasà Avallone nel corso di Effetto Sport
"Sarei felice se la mia Juve vincesse lo scudetto. I difensori moderni non sanno marcare"
E’ uno dei 5 giocatori che hanno vinto tutte le competizioni internazionali l’ospite telefonico di Effetto Sport, l’ex difensore della Juventus Sergio Brio. Per Brio prima sorpresa, un’ autentica Carrambata con l’abbraccio virtuale a Salvatore Avallone, suo giovane compagno di squadra ai tempi della Juventus adesso Ds del Sorrento e ospite negli studi del conduttore Giovanni Daniele.
Per Brio subito tempo di ricordi, con Avallone che ne esalta le doti di chioccia per i più giovani e svela che proprio Brio era il più presente punto di riferimento per i giovani bianconeri che si affacciavano in prima squadra. Daniele ricorda che sia Brio che Avallone che Conte sono figli di un Sud Italia sempre pronto a sfornare grandi giocatori ma soprattutto uomini di spessore, pilastri di questo sport: “Conte sta facendo molto bene quest’anno e dobbiamo dare a lui i meriti della metamorfosi di questa squadra che veniva da due settimi posti. La Juve veniva da due annate di giocatori anonimi, senza spina dorsale nè attaccamento alla maglia e Conte ha rigenerato alcuni elementi, ha ridato entusiasmo e sta facendo un lavoro eccezionale che sta andando oltre tutte le più rosee aspettative. Parlai con lui nel ritiro estivo a New York e non credevo sarebbe riuscito a fare così bene al primo colpo.”
Brio che è stato allenatore in seconda di Trapattoni e in quella squadra figurava Conte: “Non voglio prendermi meriti non miei ma del Trap. Preferisco ricordare che mi mandarono ad osservare un Brescia-Lecce del ’91 ed io tornai a Torino da Boniperti e Trapattoni dicendo che quel giocatore poteva fare al caso nostro e lo prendemmo subito in quel mercato di riparazione.”
Conte ha rivelato di rifarsi al Trap, anche se la figura dell’allenatore in seconda è assai importante, oggi ricoperta magistralmente da un salernitano come Angelo Alessio: “Angelo è un altro con cui ho un rapporto stupendo e sicuramente abbiamo avuto vita facile perché giocavamo insieme. Mi sento di dirgli che ha dato meno di quello che poteva in carriera perché aveva grandissime doti.”
Sulla squalifica di tre giornate ad Ibrahimovic che agevola la corsa scudetto della Juventus: “Adesso i bianconeri hanno un grande vantaggio che è la gara di Parma da recuperare. Potrebbe essere l’occasione per mettere più punti tra sè ed il Milan. Io vi dico che a mente fredda il Milan ha più doti individuali perchè ha elementi che presi singolarmente sono forse più bravi tecnicamente. La Juve invece gioca di più sul collettivo, sull’agonismo, sull’intensità, sulla corsa. Io mi diverto anche perchè dopo il Barcellona la Juve sia la squadra più bella da vedere, per velocità e ritmo. La squalifica di Ibra credo verrà ridotta a due giornate perchè il Milan farà ricorso. Ma comunque verrà a mancare un punto di riferimento per i rossoneri; nelle ultime giornate il Milan ha mostrato di avere qualche difficoltà a tenere il passo della capolista. Mi auguro che la Juve resti prima e vinca lo scudetto, ma non sarà facile la strada è ancora lunga”. Una squalifica figlia della tecnologia con decine di telecamere che non c’erano ai tempi di Brio: “Oggi con tutti quegli occhi puntati addosso per noi difensori sarebbe più difficile farsi rispettare. Certo è che il gesto di Ibrahimovic è stato piuttosto ingenuo, a gioco fermo, vicino all’arbitro. Quelle cose lì si fanno in altri momenti.”
Brio ascolta la carriera da dirigente di Avallone e fa una battuta: “Allora posso chiedere a lui una raccomandazione se volessi rientrare a far parte attivamente del calcio...”
Ma Brio non rimpiange nulla del suo passato: “Io ho i miei principi e vado avanti e faccio parte di un mondo completamente diverso. Credo che la parte più bella sia proprio quella dei giocatori, a parte quello che sta succedendo con questo nuovo scandalo scommesse. E’ difficile entrare in un ambiente diverso da quello del campo; te ne accorgi quando smetti soprattutto se hai determinati principi e credo che sia dura proseguire in una carriera esterna a quella di giocatore.”
Sulla possibilità di vedere l’erede di Brio: “Nel calcio di adesso credo che manchi la specificità nell’insegnare la fase difensiva; tutti fanno il gioco a zona, ma prima si deve imparare a marcare a uomo e prendono tanto gol pur giocando ad alti livelli. Non voglio peccare di presunzione ma credo che i vari Anastasi, Bettega, Riva, Pruzzo in questo periodo farebbero tantissimi gol. Non si insegna la specificità e mancano i difensori forti nella fase difensiva. Vedremo sempre prendere gol incredibili che se li avessi presi io non so cosa mi avrebbero fatto. Adesso dopo un gol ci si dà la colpa a vicenda. Sono rimasti solo Nesta, Thiago Silva ma sono pochissimi. Anche Chiellini non ha l’esperienza dello stopper.”
Sul recente filone di calcioscommesse: “Anche ai miei tempi non si scherzava, una parte dei giocatori è malata di egoismo, di prendere soldi. Ognuno fa della sua vita ciò che vuole; ma nel calcio ci sono anche le persone serie. Questi che imbrogliano devono avere una lezione che serva a tutti coloro che vogliono emularli”.
Brio poi saluta gli ospiti, con Giovanni Daniele che gli ricorda il suo nome sulle 50 stelle bianconere del nuovo Juventus Stadium, in attesa di Platini che ha promesso di celebrare al Galà di Montecarlo i 5 giocatori che hanno vinto tutto.
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Stefano De Angelis con Angelo Rinaldi (fonte internet)
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Stefano De Angelis interviene nel corso di Effetto Sport
"La mia squadra non sa chiudersi, giocheremo all'attacco. Biancolino non ha voluto lasciare Salerno
E’ l’ex più temuto della settimana l’ospite telefonico di Effetto Sport, che fa intervenire nel corso della trasmissione l’allenatore del Marino Stefano De Angelis. L’ex Salernitana (ma anche Avellino e Cosenza) è alla guida della più diretta inseguitrice del Salerno Calcio da sette giornate, in cui ha totalizzato 6 vittorie e un solo ko (quello col Pomigliano prima delle feste). De Angelis scopre le carte: “Verremo a giocarcela a viso aperto, nessuna barricata. Non siamo in grado di difenderci, quando non siamo noi ad essere offensivi produciamo pessime prestazioni. E’ successo solo due volte: nel primo tempo di Anzio, quando se avessimo preso tre gol non sarebbe stato uno scandalo, e con il Fidene all’inizio, ma ci è andata bene in un paio di occasioni. Siamo una squadra costruita per giocare così e anche all’Arechi faremo ciò che ci riesce meglio: attaccare”.
A questo proposito il Direttore Grillo gli fa notare che tutte le squadre che sono venute a giocarsela hanno pagato dazio in contropiede: “Non ci interessa, sconfitta per sconfitta preferisco giocarmela, perchè, ripeto, difendendoci avrei la certezza di fare una partitaccia e perdere”.
Sullo scarso utilizzo di Pippi dal primo minuto, bomber di razza che sta partendo sempre dalla panchina (realizzando già 4 reti): “Il tridente è una soluzione che ci piace e che ho utilizzato nelle prime mie uscite (tra giornata 13 e 15 ndr). Ma con Miani, Angelilli, Fanasca e gli esterni ho già 4 uomini che sono pronti in area a raccogliere un cross. Preferisco premiare Angelilli perchè non ha bisogno di raccomandazioni: si sacrifica volentieri e mi dà un grandissimo aiuto in copertura; Pippi è caldo anche a gara in corso, quindi finchè ho problemi di abbondanza va bene”.
Problemi inversi a quelli di Perrone: “Sì ho sentito che tra infortuni e squalifiche sarete in emergenza. Ieri ero io ad avere molti assenti, sabato è il vostro turno, ma una società come il Salerno non è mai in emergenza di formazione, perchè ha una rosa tale da poter schierare sempre un undici competitivo”.
Sul suo passaggio alla prima squadra: “Io ho un rapporto speciale col presidente Esposito, talmente privilegiato che ha insistito tantissimo per farmi accettare la panchina, non ha voluto sentire ragioni, ha deciso lui per me. Ero impegnato con le Giovanili in un’avventura splendida e mi è dispiaciuto lasciare quei ragazzi; ma lui è fatto così e adesso sono in sella.”
Sugli scenari che si dovessero aprire in caso di blitz a Salerno (scongiuri d’obbligo): “Sarebbe fantastico, ma anche noi qui siamo molto scaramantici. Esposito è superstizioso all’ennesima potenza. Se vinciamo non succede nulla, il torneo è ancora lungo. Ma credo che la promozione diretta sia del Salerno Calcio”.
Sul passaggio di Biancolino alla sua corte: “Non è un’invenzione giornalistica; con lui ho un ottimo rapporto e anche il presidente lo conosce bene. Al mio arrivo andava presa una punta e ci siamo guardati negli occhi e pensato a lui. Poi sono bastati 30 secondi di telefonata per capire che non sarebbe mai venuto. Ha detto che si trova bene a Salerno e vuole restare lì. E’ un professionista serio e ha gentilmente declinato l’invito anche se l’offerta economica poteva essere superiore”.
L’avvocato Provenza gli chiede se è previsto un eventuale premio promozione per staff e giocatori in caso di primo posto, ma De Angelis glissa: “Ehh... cosa vi devo dire, lo sapete che Esposito è scaramantico, ci sono riti e situazioni ma tanto non avverrà... Salirete voi”
De Angelis fu grande protagonista di quel Salernitana-Ascoli 2-1 che segnò la salvezza (l’ultima) di Aliberti prima dell’estate della cancellazione. In quella gara giocò in diversi ruoli per adeguarsi all’andamento della partita. A fine campionato fu contattato poi dalla nuova società (quella di Lombardi) che proprio in Fanasca ora al Marino vide il primo acquisto? “No io diedi la mia disponibilità ma poi non mi chiamò nessuno. Andai poi ad Avellino dove fui protagonista dello stesso fallimento e ripartii dalla Serie D. Anche oggi ho parecchi amici in Campania tra Salerno e Avellino... meglio che non dico Salerno e Avellino nella stessa frase. Sono campano d’adozione e ho messo su famiglia da voi. Sabato spero in una bella partita e perchè no... di fare risultato”.
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Sandro Pochesci (fonte internet)
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"Il Monterotondo potrebbe non scendere in campo contro il Salerno"
Il mister laziale Pochesci racconta ad Effetto Sport cosa sta succedendo alla sua squadra
Intervista scoop di Sandro Pochesci nel corso della puntata odierna di Effetto Sport. L’allenatore del Monterotondo Lupa, prossimo avversario del Salerno Calcio, annuncia che se entro giovedì non otterrà risposte sul fronte societario è pronto a dimettersi dalla panchina e la squadra, composta da giovani che sono legatissimi al mister ha addirittura preso in considerazione l’idea di non scendere in campo contro il Salerno. Un gesto estremo finalizzato a dare il giusto risalto ad una vicenda che si trascina da troppo tempo:” Sono tre mesi che giochiamo senza ricevere nemmeno lo straccio di un rimborso spese. Le trasferte le sto pagando io, di tasca mia, con l’aiuto di pochi sponsor, di qualche amico. Alcuni ragazzi per vivere hanno ricevuto un prestito da me e non so se lo rivedrò mai. Questa situazione ha inizio a metà luglio, ora siamo arrivati a metà dicembre.” Chi è l’interlocutore che deve dare una risposta entro giovedì:”E’ un personaggio di Pomezia, che da diverse settimane sta rinviando continuamente gli impegni presi verbalmente. E’ un personaggio che promette di darci una mano, di subentrare, di pagarci due stipendi e poi non fa nulla. Intanto il tempo passa e noi abbiamo una situazione sempre più insostenibile. Non è un discorso legato al titolo sportivo (che secondo indiscrezioni passerà dal Monterotondo al Pomezia fallito a luglio ed ora ripartito dalla 2a Categoria ndr) ma di serietà perchè troppo spesso siamo stati presi in giro. Vediamo cosa succede giovedì quando io ed il ds Tanzi parleremo con questa persona e scopriremo cosa ci riserva il futuro“.
Messaggio inviato anche alle istituzioni: “Il Sindaco in primis deve darmi delle risposte; non lo dico perchè la barca sta affondando e mi serve una scusa per andare via; lo dico per i ragazzi, che stanno lavorando gratis, anzi rimettendoci. A me questo campionato piace tantissimo, mi piange il cuore ad andare via. Farò gli allenamenti di martedì e mercoledì poi sarò pronto a dimettermi per fare posto a qualcuno di importante, perchè forse si pensa che il problema sono io.”
Pochesci riceve la solidarietà degli ospiti in studio:”Già normalmente l’allenatore è un uomo solo, nel mio caso sono due volte solo perché alle promesse non seguono i fatti. Noi siamo stati cacciati dagli alloggi e da una settimana siamo ospiti dell’Hotel Selenia di Pomezia, che colgo l’occasione per ringraziare; ma possiamo stare lì fino al 18 dicembre e non sapremo nemmeno più dove andare a dormire. Sono ragazzi che hanno problemi, pur volendo non posso contenere il loro malumore, hanno il problema dell’assicurazione, delle famiglie, cose brutte, molto brutte. E mi hanno detto che senza di me non scendono in campo. “
Sulla squadra:”Voi dovreste conoscere bene cosa vuol dire avere una situazione del genere. Questi ragazzi sono fantastici io sto giocando con 6 under ogni partita e in attacco ho due ‘94. Loro mi hanno detto che se me ne vado io non sono disposti a tollerare questa situazione e anche se abbiamo una voglia matta di confrontarci con il Salerno, prevarranno altre ragioni che sono quelle che vi sto illustrando. Con mio profondo rammarico, ma spero che capirete i motivi del gesto; se non ci saranno novità non ci presenteremo al campo.”
Sul campionato in corso:”Due mesi fa vi dissi che il Salerno avrebbe perso solo contro il Monterotondo in effetti non avete ancora perso una partita. Se dovessimo scendere in campo (me lo auguro, perchè vorrebbe dire che tutto si è risolto) potrebbe avverarsi anche l’altra parte della mia profezia e cioè che la prima partita la perderete contro di noi. Il Salerno doveva temere Astrea e Marino: i primi perchè sono ragazzi che lavorano al ministero o stanno per prendere il posto, non hanno problemi economici; i secondi perchè possono spendere e lo stanno facendo, anche se non hanno il blasone di Salerno.”
Sulla cessione di Pippi al Marino: “Ovviamente il ragazzo era il nostro cannoniere e gli hanno offerto più del doppio del rimborso che non prende con noi. E’ stato bravo a mettersi in mostra e ha ottenuto un contratto eccellente. Il presidente del Marino è una persona vulcanica e ha grandi capacità economiche ma davanti alla prima difficoltà si scioglierà come neve al sole. L’ anno scorso in Eccellenza nel mio girone comprò venti giocatori come quest’anno e arrivò a 27 punti da me all’ottavo posto. Quindi dovete stare tranquilli, ce la farete.”
Campionato al sicuro quindi:”A Salerno avete un problema: temete voi stessi; soffrite di ansia, sia il pubblico che i giornalisti, gli addetti ai lavori, i media. Non si è mai vinto a gennaio un campionato. Lo vincerete sì ma a maggio, come vi dissi un pò di tempo fa, senza avere impazienza. La vostra società sa quello che deve fare“. Sulla condizione economica nel dilettantismo: “Non è il Monterotondo l’unico caso limite; molte squadre sono con le casse vuote. Poi ci sono due società, Salerno e Marino, che possono spendere e faranno un campionato a parte.” Sul sodalizio campano: “L’ho detto a settembre e lo ribadisco ora, se Lotito è venuto a Salerno avrà i suoi motivi che sono extra-calcistici. Noi a Roma lo conosciamo bene, non regala soldi; vorrà vincere a tutti i costi”.
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Michele Fini contrasta Rino Gattuso (fonte internet)
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E' Michele Fini l'ospite di turno di Effetto Sport
La regola sugli under penalizza anche il Porto Torres. A Salerno e Siena fui messo fuori rosa
Ancora un ospite di primissimo piano durante la consueta puntata del lunedì sera di Effetto Sport: arriva la telefonata di Michele Fini, centrocampista del Porto Torres prossimo avversario di Mounard e compagni. Il presentatore Giovanni Daniele in maniera molto scherzosa gli chiede, visto che è tornato a Cagliari Ballardini, l’allenatore che lo ha più valorizzato, se sta pensando ad una fuga dal Porto Torres per raggiungerlo:”Se dovesse arrivare una chiamata dalla massima serie chi non risponderebbe presente; però è una cosa improbabile e sinceramente non ci sto neanche pensando. Adesso cerco di fare bene con il Porto Torres.”
La versatilità di Fini rende possibile il suo impiego sia al centro del campo che sulla fascia: ”Dipende da come giochiamo; io mi sto alternando su entrambi i ruoli, ultimamente sono fermo a centrocampo, però mi va di correre, di propormi in avanti, a volte addirittura mi piace giocare più da esterno.”
L’anno scorso è stato molto particolare, visto che il mister Conte non lo hai impiegato a Siena: ”No ma io non ho avuto neanche modo di mettermi in mostra con il mister perché ero stato già tagliato fuori dalla società. Si era venuta a creare una situazione ambientale difficile nei miei confronti dopo l’esonero di Giampaolo che mi ha voluto fortemente li a Siena e poi si sono aggiunti altri problemi e quando sei indesiderato, alla fine lo diventi per tutti. Quindi non c’entra niente Conte perché è stata una scelta fatta dalla società ad inizio campionato, e lui sapeva già che non ero a disposizione della rosa. Sono tornato in Sardegna per allenarmi da solo ma ero sotto contratto con il Siena”.
Sulla sua carriera, compresa la promozione in A con la Salernitana anche se da comprimario, dice: ”Ho dei bellissimi ricordi degli anni a Salerno anche perché si navigava in acque più serene rispetto a quelle di oggi. La serie D non è la categoria che compete al Salerno dal punto di vista della tifoseria, della città. Dopo quell’esperienza ho trascorso due anni di inattività perché sono andato, inizialmente in prestito al Cosenza dove ho avuto un infortunio grave al ginocchio e ho subito due interventi in quel punto. Quindi per due anni sono stato fermo e per mia scelta ho deciso di andare ad Avellino dove c’era un altro vostro ex, Mascara, perché avevo bisogno di giocare, e da li all’età di 26 anni è iniziata la mia carriera vera e propria. La C1 mi ha permesso di rilanciarmi; è una categoria importante e a 30 anni forse ho raggiunto il sogno della mia vita che era quello di giocare titolare in serie A. Però voglio precisare che le categorie come la C1 e la serie B mi hanno aiutato a migliorare e ad arrivare in serie A.” Un giocatore come lei che ha giocato ad alti livelli come ci si sente a giocare in questa categoria soprattutto così difficile: ”Sono tutti ricordi i miei, li tengo custoditi in un cassetto ma non vivo di essi altrimenti non riuscirei a mettere i piede in campo. Ho deciso di accettare questa nuova avventura perché a 37 anni dopo che ho girato l’Italia avevo voglia di trovare un pò di stabilità soprattutto per la mia famiglia, ho tre bambini che vanno a scuola, quindi stare troppo tempo fuori sarebbe diventato un problema.”
Enzo Sica gli chiede, data la buona impressione fatta dal Porto Torres, come affronterà una gara così importante contro una città che l’accolse con grande affetto quando andammo in serie A: ”Anche se siamo in serie D sono partite importanti,e la voglia di vincere per entrambe le squadre sarà massimale. Da parte nostra sappiamo che andremo ad affrontare la migliore squadra del campionato, che lotterà fino alla fine per chiudere il campionato in testa e che in caso di necessità interverrà sul mercato a gennaio per riuscirci perchè ne ha le possibilità. Noi ce la metteremo tutta in una partita che non ha bisogno di essere presentata perchè le motivazioni le procura solo a sentirla nominare.”
Sul cambio Hervatin-Pinna in panchina: “Abbiamo cambiato allenatore dopo la sconfitta col Budoni, perché certi risultati non sono piaciuti alla società, e soprattutto perché fuori casa non riuscivamo a dare continuità. Adesso la tendenza è cambiata, fuori casa una vittoria ed un pareggio, veniamo da tre risultati positivi e domenica sappiamo che sarà una partita difficile e vincere per noi sarebbe un sogno.”
Gli viene chiesta la media spettatori del Porto Torres durante le sue gare interne: ”Purtroppo devo essere sincero non viene tanta gente e non siamo riusciti, anche se siamo terzi, a trascinare il pubblico e creare quell’entusiasmo necessario che questa piazza merita, sotto questo punto di vista paghiamo qualcosa perché non siamo seguitissimi.”
L’addetto stampa del CCSC Giuseppe Alviggi, gli chiede un parere sulla regola degli under: ”Non vedo molto bene questa regola perché i giovani non vengono messi in condizione potersi far vedere; inoltre penalizza molte società che in questa categoria investono dei soldi e vogliono centrare obbiettivi importanti, quattro giovani su undici sono tanti e soprattutto non vanno sbagliati, perchè poi anche se i grandi sono dei fenomeni è difficile che riesci a vincere. Inoltre penalizza molto i giovani perchè se hanno la sicurezza di giocare poi in settimana si allenano a ritmi bassi rispetto a noi grandi che dobbiamo comunque pedalare per trovare un posto in squadra.”
Il direttore di Granatissimi, Maurizio Grillo, chiede se la differenza di rendimento casalingo ed esterno del Porto Torres sia dovuta a problematiche tattiche: ”Qualcuno dice a causa della poca praticabilità del terreno, facciamo molta difficoltà anche noi; è il classico campo di serie D, anzi forse anche di qualche categoria inferiore ma noi questo abbiamo, non ce ne sono altri. Ma come ci giocano le altre il problema è anche il nostro quindi non credo sia per quello. Le partite giocate fuori casa,secondo me, non sono state affrontate con la dovuta concentrazione. Abbiamo peccato un pò di presunzione pensando di essere più bravi rispetto agli altri, questo è stato uno dei motivi principali che ci ha portato a prendere delle bastonate. Anche se abbiamo giocatori importanti la serie D rimane un campionato difficile e andiamo ad affrontare squadre altrettanto preparate con giocatori forti come possiamo averceli noi.” Il collaboratore di Granatissimi, Giovanni Adinolfi è curioso sulle reali ambizioni del Porto Torres sul fronte societario: ”Il nostro presidente è una persona seria e sanguigna e ci tiene a questa società che in quattro anni ha portato dalla Promozione alla serie D. Per la nostra zona, geograficamente parlando, è una realtà importante, perchè come questa vicine non ce ne sono, è rimasto solo il Cagliari. Il presidente ha sicuramente l’ambizione di portare questa società più in alto possibile e se dovessero andare male le cose, proverà a sistemare la situazione rinforzandosi sul mercato.”
Un’ultima curiosità sui suoi trascorsi a Salerno e su un presunto chiarimento tra suoi compagni finito in rissa dopo una sconfitta nelle prime giornate di Serie A: “Partecipai al ritiro estivo con elementi fortissimi alle prime esperienze e ho mantenuto un bel rapporto con Marco Di Vaio che ha disputato a Salerno una delle migliori stagioni permettendogli di lanciarsi nel calcio addirittura internazionale. Io fui messo fuori squadra perchè rifiutai un trasferimento nell’ultimo giorno di mercato e mi ritrovai ad allenarmi da solo con Rigobert Song che nel frattempo aveva fatto un provino col Liverpool ed era tornato. Su questo episodio non ne so nulla, io a Udine ero convocato ma se ricordassi qualcosa ve lo direi”.
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Dino Fava, attaccante della Paganese
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Fava racconta il suo passato e ritrova Breda ed Ezio Rossi
L'attaccante svela un agghiacciante retroscena con Cala
Figura l’attaccante dal nome (e dalla storia) pesante questa settimana nella formazione di Effetto Sport, che come di consueto non si fa mancare l’ospite all’altezza e ha l’onore di ricevere sui propri schermi Dino Fava, l’ultimo capitano della Salernitana Calcio, nella sfortunata partita all’Arechi col Verona. Il suo primo pensiero va ai tifosi ed è un messaggio d’amore: “Ricevo una botta al cuore quando vedo tutti quei vuoti, sebbene i numeri parlino di record per la categoria, perchè io negli occhi ho gli spalti delle gare play off. Salerno deve venire fuori al più presto da questo campionato che non le appartiene nè come storia, nè come tifo”.
Chiarisce subito il suo punto di vista sulle fibrillazioni del dopo-Budoni ed il suo pensiero sul tecnico: “Sono rimasto tifoso del Salerno Calcio, cioè della Salernitana e mi viene anche difficile chiamarla Salerno Calcio. Si deve andare con calma nei giudizi, pensare ad andare avanti, Perrone sta facendo un buon lavoro. Non dimentichiamoci che molto giocatori non hanno fatto preparazione e sono sicuro che le difficoltà sono legate alla particolarità della situazione. Ho visto solo una partita per intero, perchè in contemporanea sono impegnato con la Paganese, ma sono sicuro che col tempo oltre ai punti verrà anche il gioco. Tutte le squadre che affrontano il Salerno, soprattutto all’Arechi, sono motivate al massimo. Ricordo che per noi fare le amichevoli con le big della serie A era motivo di orgoglio e davamo il 100%.”
La prima sorpresa per Fava è il collegamento telefonico con l’ultimo mister della Salernitana, Roberto Breda, con cui si torna sulla vicenda del fallimento; secondo il tecnico la promozione in serie B avrebbe potuto dare qualche flebile speranza di salvezza economica. Non è così ottimista Fava: “Credo che neanche andando in Serie B quella Salernitana avrebbe evitato il fallimento. All’inizio ero molto dispiaciuto per come è andata, ma oggi con un pò di raziocinio, lo sono di meno. Erano talmente tanti i debiti che sarebbe stato difficile venderla; non so chi avrebbe avuto il coraggio di acquistare una società così indebitata e con un -7 in classifica, a voler essere ottimisti”.
Sulle parole di Montervino: “L’anno scorso sapevamo che poteva accadere questo, ma sotto sotto avevamo un pò di speranza perchè ci veniva detto ogni volta che dalla settimana successiva avremmo ricevuto i pagamenti e intanto i mesi passavano. Ecco perchè abbiamo fatto quel comunicato, spiegando che noi sposavamo la causa, ma che almeno non si parlasse più del lato economico, perchè essere presi anche in giro... Quindi meglio non parlarne e permettere di farci concentrare sul campo, per cercare di ottenere il miracolo.”
Breda prima di salutare racconta della disponibilità e della professionalità di Dino Fava, che quando si sente parte di un progetto è in grado di dare un contributo notevole dentro e fuori dal campo. E l’attaccante, sollecitato dagli ospiti in studio racconta un incredibile retroscena relativo al periodo del carnevalesco Cala, quando l’americano si presentò negli spogliatoi con Lombardi al suo fianco e rivolgendosi ai calciatori disse: “Non so come avete fatto a non scappare da Salerno con questa persona che non vi paga neanche gli stipendi. Voi ogni partita dovete fare 4 goal, ora faccio vedere al mister come si fa”. E si rivela che il confronto tattico Breda-Cala ci sia davvero stato nei meandri dell’Arechi con l’americano che illustrava al tecnico gli schemi ed il posizionamento in campo dei giocatori. Immaginiamo la faccia dello storico capitano, ma anche quella di Nicola Salerno, delegittimato davanti alla squadra con modi poco ortodossi: “Io pensai che fosse un personaggio un pò sui generis e che l’importante fosse la solidità economica, invece poi si è rivelato per quello che è”.
Sulla difficoltà di calarsi nella realtà di serie D: “Non penso sia complicato, una volta che inizi un campionato, poi lo vuoi concludere in testa, indipendentemente dalla categoria. Anche in estate quando gioco le partite di calcetto, io voglio sempre vincere; può influire il discorso dei giovani: avere degli under forti può essere importante. Il giovane soffre di più nelle difficoltà e devono essere preparati alla contesa”. Fava nega parla del calciomercato estivo, che lo ha visto arrivare alla corte di D’Eboli e conferma il taglio netto che la nuova società ha effettuato con la vecchia: “Prima di accettare Pagani ho aspettato un pò, perchè attendevo la chiamata da Salerno; sono ancora molto legato e vivo ancora in questa città. Sarei rimasto volentieri anche in Serie D, non avrei avuto problemi. Non mi ha contattato nessuno ho solo realizzato qualche intervista in estate, ma poi ho accettato la proposta di D’Eboli che mi ha chiamato tantissime volte e a Pagani c’era un bel progetto ed una rosa molto forte. Orlando è un giovane fortissimo e con Grassadonia si lavora bene; la scelta è stata felice e la rifarei. La Casertana non mi ha mai chiamato.”
Su Lotito: “Fa piacere che un presidente sia così vicino e segua con affetto i destini; lui ne capisce di calcio e dice cose giuste. Poi credo che si è reso conto che Salerno meriti questa attenzione e se solo lo ha sfiorato l’idea di creare una società satellite, ha immediatamente dovuto aggiustare il tiro”
Fava ripercorre volentieri le immagini dei suoi gol più belli e snocciola i dati sulla sua carriera: 22 reti in due stagioni a Varese (6 nella prima condizionata da un infortunio), 22 a Trieste in un solo anno (di cui 3 alla Salernitana), 12 a Udine in Serie A (uno in più di Iaquinta) con 2 centri in Coppa Uefa. Poi ancora 3 in massima serie al Treviso, prima del ritorno in B con ancora Treviso, Bologna e Salerno. E sottolinea l’importanza dei cross per gli attaccanti: “A Udine ero in odore di Nazionale, ma in quel periodo non c’erano partite neanche amichevoli. A Trieste su 22 reti ne realizzai 14 di testa. Fu un anno stupendo (secondo posto tra cannonieri dietro Protti) e per 1 punto mancammo la promozione in A, direttamente dalla C2.”
E la seconda sorpresa per Fava è il collegamento telefonico con l’allenatore di quella Triestina, Ezio Rossi. Il tecnico rivela di aver il difetto di non mantenere i contatti con i suoi ex calciatori, anche quando nutre verso essi una profonda stima, come con Dino: “E’ uno dei pochi attaccanti che fa il suo lavoro in maniera seria e professionale. Le punte sono croce e delizia per i tecnici; quando era con me era più giovane, ma già mostrava la personalità ed il carisma per stare al passo con i veterani. Quest’anno non ho il vice allenatore, perchè piuttosto che prendere uno qualsiasi ho preferito lasciar perdere. Ma per quando smette Dino, ci faccio un pensierino.”
Sul campionato della sua Paganese: “Penso che L’Aquila sia una rivelazione, ma le tre favorite restano Perugia, Catanzaro e Paganese. Il problema è che ora noi non possiamo più sbagliare, altrimenti davanti scappano. Peccato per la partita di Perugia, dove siamo stati sfortunati con il rigore di Scarpa sbagliato sull’1-1”.
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Roberto Breda, mister della Reggina
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Breda difende la figura dell'allenatore e guarda con fiducia alla sua Reggina
A Coverciano la prima regola che si insegna è "Mai dimettersi"
Interviene telefonicamente durante una pirotecnica puntata di Effetto Sport, Roberto Breda, per salutare Dino Fava e per raccontare il buon momento della sua Reggina. Dopo un’ottima partenza e un momento di appannamento, ora gli amaranto hanno ripreso a correre, ma il mister accetta con riserva i complimenti di Giovanni Daniele e Dino Fava: “I complimenti sono bene accetti, ma si fanno alla fine, è ancora lunga. Ieri con la Nocerina la vittoria è stata pesante (senza Ragusa) perchè davanti qualcuno ha perso punti e noi abbiamo recuperato. L’importante è stata la prestazione: un buon primo tempo e la voglia di non mollare, credendoci fino alla fine”.
Sui suoi uomini: “Sono contento dei ragazzi che ho. Il mio gruppo è molto giovane, ha tante potenzialità e non può far altro che migliorare. Siamo a novembre, mancano due terzi del campionato e si deve fare meglio. Non so se quella vista ieri sia la migliore Reggina, io spero di no perchè vorrei che fosse ancora più forte attraverso l’impegno ed il sacrificio in allenamento. Non è facile avere costanza di risultati in serie B, siamo carichi e convinti, vogliamo giocarci le nostre carte fino alla fine”.
Si affronta con Fava l’argomento fallimento della Salernitana: “Credo che sia difficile dire se con la promozione sarebbe cambiato qualcosa. Restiamo col dubbio, forse non lo sapremo mai. Con questi sviluppi giudiziari ci sarà un’accelerata sul recupero della storia. Dal punto di vista tecnico Salerno sarebbe stata benissimo in questa serie B.”
Breda si esprime sulle critiche a Perrone: “Chi fa questo mestiere non può evitare le critiche, deve cercare di non farsi condizionare da queste e restare lucido ed obiettivo, prendendo decisioni in prima persona di testa e non di pancia. Perrone è un ottimo tecnico e sa che deve affrontare la settimana puntando al miglioramento continuo e credo che alla fine il suo lavoro porterà i risultati sperati. L’allenatore è sempre in discussione lo sappiamo. Le dimissioni? No, non credo. Quando vai a fare il corso a Coverciano la prima cosa che ti insegnano è non dimettersi mai”.
Sulla differenza tra tifoseria reggina e salernitana: “La matrice è la stessa, ma c’è qualche differenza. Vengono da annate diverse: Salerno da 10 anni di dibattimenti; Reggio da 9 anni di serie A. In comune c’è la passione, l’attaccamento. Io mi auguro che vincano il campionato sia il Salerno, che la Reggina, che la Paganese di Dino”.
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Michelangelo Rampulla con la maglia della Juventus
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Rampulla delinea il suo modello ideale di allenatore e racconta l'avventura a Tortona
Salerno tornerà sui palcoscenici che merita;assurdo vederla in serie D
Ennesimo ospite di fama nazionale negli studi di Effetto Sport; questa settimana l’intervista è tutta per Michelangelo Rampulla, l’indimenticato portiere della Juventus e prima ancora della Cremonese. Il presentatore Giovanni Daniele, ricorda che Rampulla è stato il primo portiere della storia del calcio italiano a realizzare una rete su azione, in un Atalanta-Cremonese terminato 1-1. Per chi, come Rampulla, è stato testimone del diluvio di Perugia del 2000, la pioggia di Napoli sarà stata, veramente, uno scherzo. Infatti Rampulla risponde sorridendo: “Se sono arrivati a prendere questa decisione, dei validi motivi ci saranno sicuramente, stati. Non mi ricordare Perugia perchè è una ferita sempre aperta per un cuore bianconero come il mio”.
A Rampulla, allenatore del Derthona, una squadra di serie D come il Salerno, viene chiesto di illustrare le differenze tra girone A e G: “Non seguo molto gli altri gironi, però ormai la serie D è a livello professionistico, ci si allena tutti i giorni e c’è tanto entusiasmo dei giovani ma anche di chi proviene dalle categorie superiori. Posso dirvi che il girone A è molto impegnativo anche se non ha la pressione ambientale che si può trovare più a sud. E’ anche vero che nel girone A arrivano giocatori in prestito da Milan, Inter e Juve perchè i giovani restano più vicini a casa. Il mio Derthona è attualmente secondo in classifica ed è dietro solo al Chieri che sta mantenendo un ritmo infernale con dieci vittorie su 11 partite.”
Non avverte però le stesse pressioni di Perrone legate all’obbligo di fare una stagione di vertice: “Tortona è una città molto più tranquilla; nelle ultime giornate ho cambiato un paio di giocatori per necessità e i giovani che sono subentrati mi hanno dato grandi soddisfazioni, la vittoria è arrivata ugualmente. Anche i recenti acquisti si sono inseriti bene, ad esempio l’attaccante Marrazzo, guarda caso originario di San Marzano Sul Sarno.”
A Tortona si è sfiorata una situazione simile a quella che si vive a Salerno, con le squadre della provincia più in alto rispetto al capoluogo, Alessandria: “A me sembra impossibile che una città come Salerno giochi in Serie D. Deriva da motivi extra calcistici ma non è concepibile”.
Sul suo modo di preparare la partita ed il suo modello di allenatore: “Non sono molto integralista sul modulo, preferisco adattarlo agli uomini che ho in rosa. Poi mi diverto ad allenare, perchè fino a qualche tempo fa era visto con molto scetticismo il portiere nel ruolo di mister. Invece vi assicuro che i portieri sono allenatori preparati e poi dalla porta possono vedere tutte le azioni dei compagni, quindi iniziano a studiare quando sono ancora in attività. Basta pensare a Zoff o a Walter Zenga; a me piace apprendere un pò da tutti, anche se il mio modello è Ancellotti.”
Rampulla è un tipo molto calmo in panchina, oltre all’eleganza nel vestire che il conduttore nota dalle immagini: “I giocatori preferiscono allenatori più posati che parlano poco e si fanno capire; nella tensione della partita la confusione è già troppa e quindi metterci pure la foga del mister non aiuta. Diciamo che un allenatore di volley spiegava che si dovrebbe lavorare talmente bene nella settimana che la domenica si potrebbe parlare di altro in panchina, tanto la squadra sa già quello che deve fare”.
Sulle critiche a Perrone per il non gioco del Salerno: “In Serie D si deve far legna e portare punti a casa; immagino che lì non sarete molto abituati perchè venite da palcoscenici in cui il gioco conta di più. Vedrete che tornerete nelle categorie che una grande piazza come la vostra merita”.
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Giovanni Sanna, Presidente del Budoni
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Sanna fa il "bilancio" del Budoni e punta alla salvezza
Salerno vincerà questo campionato, ma dovrà farlo sul campo
Nel corso della consueta puntata del lunedì sera di Effetto Sport è raggiunto telefonicamente il Presidente dell’altra capolista Budoni,Giovanni Sanna. Dopo le presentazioni degli ospiti, viene chiesto a Sanna se ritiene il girone G meno competitivo rispetto alla media della serie D, o quantomeno più disteso degli altri: “Militando in questo girone da diversi anni posso assicurarvi che non è nè più facile nè più rilassato, e anche le decisioni arbitrali vengono prese con professionalità e serietà. Avrete notato che molte squadre si stanno rinforzando parecchio, segno che la competizione è ad alti livelli.”
Sugli obiettivi Sanna conferma le parole del suo tecnico Bacciu: “Noi puntiamo alla salvezza; siamo felici di aver vinto il derby (che ha provocato l’esonero di Hervatin) e per noi è fantastico venire a giocarcela a Salerno a pari punti. Il Budoni è una squadra che punta tutto sui giovani, noi abbiamo un settore giovanile molto importante. Bacciu l’anno scorso era l’allenatore della Primavera. Gli ho detto che se vince ancora dopo Salerno lo mando via perchè il nostro obiettivo è la salvezza.”
Sul campionato in corso: “ Io penso che il campionato sia lungo e che non è detto che alla fine lo vinca il Salerno,di sicuro non lo ammazzerà, cosa che andrebbe spiegata a qualcuno li nella vostra città. Certo è che noi non ci aspettiamo di restare a braccetto con la vostra squadra fino alla fine; per noi l’importante è valorizzare i nostri ragazzi.”
Gli viene chiesto mediamente quanti giovani riesce il Budoni a piazzare alle società professionistiche a termine di ogni stagione: “Nell’ultima stagione abbiamo dato al Palermo Sirigu, il fratello minore del portiere ora al PSG, e un altro giocatore all’Ascoli. Non è sempre facile riuscire a farsi notare. Noi stiamo molto attenti anche all’aspetto sociale, nelle nostre giovanili ci sono oltre 250 ragazzi dai dieci ai sedici anni che andiamo a prendere personalmente nei rispettivi domicili per portarli agli allenamenti. Non abbiamo tanti osservatori, ma sono tutti ragazzi della zona gallurese e dei paesi limitrofi, il nostro bacino è abbastanza ampio.”
Anche Senè, dagli studi di Effetto Sport, aveva parlato bene del modello Budoni, avendo militato un anno con i bianchi di Sanna: “Senè è un bravissimo ragazzo, molto amico dei più giovani ed era entrato subito in ottimi rapporti con la tifoseria, lo ricordo con piacere”.
Provenza pone una domanda secca elogiando il modello Budoni per i suoi risvolti sociali sui giovani, chiedendo a quanto ammonti il budget complessivo per la gestione di una squadra di serie D: “La spesa totale si aggira ogni anno attorno ai 400 mila euro, compresi i 200 ragazzi del settore giovanile e le trasferte aeree, i viaggi in autobus. Non so quanti ingaggi pagate voi con questa cifra.”
L’ultima riflessione è un richiamo all’imparzialità dello sport: “Il bello del calcio è che veniamo a Salerno a giocare una partita con gli stessi punti; non mi è andato giù che qualche giornalista, vostro concittadino, sia convinto che il Salerno debba vincere questo campionato solo perchè si chiama Salerno e noi non possiamo perchè siamo il Budoni; probabilmente lo vincerà, ma lo deve stabilire il campo chi merita la promozione. E sono sicuro del fatto che un paio di nostri elementi under sono superiori ai ragazzi giovani che giocano nel Salerno. I nostri allenatori in campo sono due quarantenni come Pau e Scugugia e oltre ad essere ottimi elementi sono persone splendide perchè noi guardiamo molto all’aspetto caratteriale e comportamentale dei nostri tesserati e cerchiamo di creare un rapporto personale con i nostri uomini. In squadra abbiamo anche un vostro concittadino, Lepore che prelevammo dalle giovanili della Salernitana.”
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Pietro Lo Monaco, ad del Catania
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Effetto Sport ospita l'ad del Catania, Pietro Lo Monaco
Salerno tornerà grande anche senza il mio aiuto
Non si smentisce neanche questa settimana il contenitore del lunedì sera Effetto Sport di Giovanni Daniele, che conferma la piacevole abitudine di invitare ospiti di caratura nazionale. E’ la volta di Pietro Lo Monaco, amministratore delegato del Catania, rivelazione di questo inizio di stagione della massima serie.
Ricevuti i complimenti degli ospiti in studio, Lo Monaco spiega la striscia positiva in cui ha raccolto le vittorie con Inter e Napoli ed il pareggio con la Juventus: “Noi non ci montiamo la testa, noi puntiamo allo scudetto, ma il nostro scudetto è la salvezza. Negli ultimi anni ci è sempre riuscito raggiungere questo obiettivo, e quest’anno contiamo di arrivarci prima possibile. L’Europa League che qualcuno ci augura per ora non ci interessa. Il segreto è che chi prende le decisioni a Catania è gente che ha fatto calcio a tutti i livelli, dalla C2 alla B alla serie A”.
A Lo Monaco viene chiesto il motivo di una squadra a forte connotazione argentina: “La prima squadra è formata da molti sudamericani e le nostre maggiori soddisfazioni negli ultimi anni hanno riguardato la scoperta e valorizzazione di Vargas, Martinez, Maxi Lopez, Andujar. Ma forse nessuno sa che la nostra primavera è formata da tutti giocatori italiani, anzi quasi tutti meridionali con prevalenza di ragazzi campani.”
Lo Monaco racconta un incredibile retroscena sul suo interessamento estivo al progetto di rinascita calcistica a Salerno: “Sì io avevo presentato una proposta, poi ho saputo che c’era anche quella di Lotito e dopo averlo ascoltatoa telefono ho fatto un passo indietro perchè lui mi ha detto di essere legato a Salerno anche da progetti extra calcistici e turistici in particolare.”
Daniele parla giustamente di una sorta di “gentleman agreement” anche se chi ha avuto modo di studiarlo giura che il progetto di Lo Monaco era valido almeno quanto quello di Lotito. Lo Monaco conferma: ”Sì avevo previsto la costruzione di campi di allenamento, settore giovanile e tutto quello che si sta facendo ora. Però io avevo un incontro con il sindaco e non mi sono mai presentato a quell’incontro.”
Lo Monaco ricorda nitidamente il biondo centrocampista salernitano Egidio Sironi, ospite in studio, nonostante siano trascorsi quasi 40 anni dall’ultimo incontro. Un piacere reciproco il contatto, anche se telefonico, con i complimenti di Sironi che ricorda con un aneddoto la cura dei particolari, quasi maniacale, con cui l’ad cura anche la lunghezza dei ciuffi d’erba del rettangolo di gioco: “Sironi ha una memoria di ferro, ma neanche io mi sono dimenticato di lui. Alla fine sul campo si sviluppa la partita e quindi è giusto controllare il lavoro dei giardinieri. Sarei venuto volentieri a fare calcio a Salerno, ma penso che ora la squadra sia in ottime mani e tornerete presto grandi”.
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Senè Ousmane Pape con la maglia della Gelbison
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Senè è ospite negli studi di Effetto Sport
<<Giocare vicino Salerno è per me motivo di gioia>>
Anche questa settimana negli studi di Effetto Sport c’è un ospite illustre ad impreziosire il salotto della consueta striscia serale su Rete1 Salerno. E’ Senè Ousmane Pape, attaccante in forza alla Gelbison Serre Alburni.
Le prime parole sono per la sua squadra, reduce dal quarto pareggio interno consecutivo: “Sono 8 punti persi, perchè noi meritavamo di vincere tutte le partite in casa. Anche con il Licata ieri, abbiamo raggiunto il pari solo a 9 minuti dal termine ed in inferiorità numerica. E’ stata una faticaccia. Ma mai nessuno è venuto ad imporre il suo gioco in casa nostra. Anche col Messina, sono due punti persi perchè il pareggio ci sta strettissimo”.
La vicenda del Gelbison Serre è diversa dal fallimento con rinascita avvenuto a Salerno, ma anche lì c’è una frangia di tifosi che ha superato le iniziali diffidenze: “All’inizio non avevamo molti tifosi, ora si sono fatti coraggio e sono notevolmente aumentati. Ed è un’altra cosa giocare col calore del pubblico. La denominazione quest’anno è completa, Gelbison Serre Alburni, ma credo che l’anno prossimo cambierà qualcosa”.
A Senè viene chiesta la differenza tra girone I in cui gioca e quello in cui è inserito il Salerno: “Da noi non sarebbe stata consentita praticamente nessuna trasferta, perchè tra rivalità e campi piccoli sarebbero state tutte a rischio”. E sul suo girone aggiunge: “I veri valori ancora devono emergere. Ora in testa c’è l’Acri che è una neopromossa, seguita dall’Adrano che ha sempre lottato per salvarsi. Anche il Nuovo Cosenza sicuramente scalerà la classifica perchè è forte almeno quanto il Salerno”.
Sica gli fa notare che se fosse stato inserito nel girone I, probabilmente il Salerno avrebbe gli stessi punti del Messina, 11 e non sarebbe in testa, ma Senè ribatte: “Le difficoltà ambientali non per forza modificano i valori tecnici. Può succedere, ma non sempre.”
Su un eventuale coppia d’attacco a Salerno Senè- Biancolino, il senegalese risponde: “Mi sarebbe piaciuto, e visto che a Salerno sta giocando Raffaele unica punta, avrei potuto schierarmi più esterno, proprio come sta succedendo adesso con la Gelbison Serre”.
Situazione che lo ha visto operare lontano dalla rete e quindi ancora senza marcature: “Sì non mi era mai successo e non ho neanche firmato assist. Spero che già dalla prossima gara interna con il Valle Grecanica possa arrivare la prima vittoria in casa ed il mio primo gol”.
Nella sua carriera in Italia, oltre a Suzzara, Acicatena, Trento, Giarre e Cosenza, Senè ha militato nel Budoni, inseguitrice del Salerno quest’anno: “E’ una squadra solida economicamente, mai saltato uno stipendio. Il presidente è giovane e ambizioso; quell’anno vincemmo insieme il campionato di Eccellenza, grazie anche all’ottimo settore giovanile.”
Senè conosce anche Tommaso Manzo, capitano del Bacoli espulso durante il convulso match col Salerno: “Manzo è fortissimo, ha sempre fatto tanti gol. E calcia ottime punizioni. Non so cosa gli sia preso ieri, era particolarmente nervoso.”
Gli ospiti in studio ricordano la sua rete a Ravenna alla prima in campionato cadetto dopo la retrocessione dalla A e poi lo sfortunato infortunio che ne ha fermato l’avventura a Salerno, ma non ha impedito al giocatore di mantenere un legame affettivo con la città.
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